Storie d'altri tempi - Il profumo di Barbara (2/2)

In questa rubrica, più o meno ogni giovedì, apparirà una storia NON scritta da me. Si tratta di storie che sono state postate sul mio ormai scomparso "blog collettivo" tra il 2004 e il 2014, storie scritte da voi, storie spesso davvero interessanti. 

Le storie sono opera di fantasia, e raccontano la realtà in chiave romanzesca. Né il sottoscritto nè gli autori intendono in alcun modo giustificare o incoraggiare la sopraffazione o la violenza in ogni sua forma. 


Una storia di: Luca


postata il 2 ottobre 2004

Il profumo di Barbara (seconda parte)


La madre di Carlo è una donna di 42 anni, decisamente piacente: cura molto la propria persona sia nell'aspetto che nel vestire. Quella sera si trovava ad una cena di lavoro con il suo capo ufficio al quale non aveva potuto rifiutare la sua partecipazione, infatti essendo la responsabile della sezione marketing dell'azienda doveva essere presente anche lei alla cena con i nuovi clienti venuti dall'oriente (precisamente dalla corea) per contrattare l'acquisto di un nuovo prodotto.
Quella sera ricevette moltissimi complimenti dal capo dei coreani per il suo splendido vestito nero lungo in pura seta: le era costato una fortuna (a suo marito veramente), era un capo luccicante molto morbido che svolazzava ad ogni suo movimento. Tenuto su semplicemente da un bottone che ne univa due lembi dietro al collo, scendeva sul davanti con una scollatura a "V" lasciando abbondantemente in vista il suo splendido décolleté' ove spiccava una splendida collana d'oro con un diamante che pendeva all'altezza dei suoi seni le cui coppe abbondanti si intravedevano nei loro profili laterali destri e sinistri.
Posteriormente le lasciava scoperta la schiena fino a metà con un taglio che riprendeva il motivo a "V" della scollatura anteriore.
Scendendo lungo i fianchi si apriva un abbondante spacco laterale sinistro che le lasciava completamente esposta la gamba sinistra a partire dalla coscia fino alla caviglia dove spiccava un polpaccio tornito e slanciato su 12 cm di tacco sottile.
Le scarpe erano un modello acquistato a Parigi durante un viaggio di lavoro, anch'esse nere, stille classico con tacco a spillo e punta leggermente arrotondata venivano allacciate con un cinghietto stretto intorno alla caviglia.
Doveva fare attenzione a sedersi, infatti quella sera aveva messo in mostra distrattamente lo splendido reggicalze nero che le sorreggeva un paio di calze di seta tinta naturale.
Per quella sera Angela si era fatta fare un taglio di capelli alla "maschio" avendo cura di lasciarli lunghi sulla parte superiore dove diversi ciuffi rossi le scendevano sulla fronte.
Il suo splendido collo ornato dalla collana era in bella vista e furono molti gli apprezzamenti per la sua bellezza.
Ad un  tratto il cellulare emette un paio di suoni a segnalare l'arrivo di un sms:

vrr, vrr
New sms
Read?

In quel momento era presa da una conversazione con uno dei nuovi clienti ed aspettò la fine del discorso per leggere il messaggio; quando si accorse che era di suo figlio Carlo e che chiedeva aiuto fu presa da un momento di panico.
Come poteva trovare una scusa per lasciare il ristorante e correre a vedere di cosa si trattava?
La cena era appena a metà ed andarsene ora avrebbe significato fare una pessima figura con il Capo e con i clienti; con una banale scusa si alzò per andare a telefonare a Carlo ma il cellulare del figlio suonava a vuoto.
Iniziava a preoccuparsi seriamente e così chiamò in disparte il suo principale (Franco) per spiegargli la situazione.
Franco cercò di rassicurarla anche perchè non le avrebbe mai permesso di andarsene così piantandolo in "asso" con i clienti venuti da lontano.
Tornarono al tavolo ma Angela era visibilmente agitata tantè che il capo dei coreani (Tojo) se ne accorse e chiese subito delucidazioni; intesa la situazione in cui si trovava Angela propose a Franco di congedare la sua dipendente e dopo una concitata discussione volta a rassicurare la Madre di Carlo decise di lasciarla andare con la promessa che presto avrebbe dovuto sdebitarsi.
Angela sapeva bene che Franco voleva qualcosa di più da lei, anche se era sposata ci aveva provato in tutti i modi a portarla a letto: ma quella volta avrebbe fatto qualunque cosa  pur di correre dal figlio e così promise di sdebitarsi senza pensarci troppo.

Corse in macchina e sgommò alla volta della baita che si trova in una borgata disabitata di montagna.
Lungo la strada ebbe molti presentimenti ed un nodo le strozzava la gola, tuttavia doveva mantenere la necessaria lucidità per essere d'aiuto al figlio.

Barbara intanto procedeva ad alta velocità lungo la statale che la portava in città; prima di tornare si era fermata a mangiare in una pizzeria trovata lungo la strada ed ora si era fatto molto tardi, soprattutto voleva evitare di incontrare la madre di Carlo che sicuramente stava correndo dal figlio bastardo.
La sua auto sfrecciava ad oltre 140 km/h sulla statale 17 quando vide all'improvviso un bagliore nello specchietto.
"Cazzo! L'autovelox! Merda che sfiga!"
E mentre pigiava sul freno si trovò di fronte una posto di blocco della Polizia che le faceva segno di fermarsi.
L'agente senza tanti complimenti la invitò a scendere e consegnargli la patente; infatti aveva superato di 90 km/h il limite (che in quel tratto di strada era di 50km/h).
"Ora scatta il ritiro della patente ed il sequestro del veicolo. La multa sarà salata, almeno la prossima volta imparerà a guidare!" esclamò il poliziotto.
Barbara si sentiva tremare le gambe, come sarebbe tornata a casa? E cosa avrebbe detto a suo fratello che le aveva prestato l'auto con tante raccomandazioni?
Mentre il poliziotto scriveva passò Angela: anche lei fu fermata ma solo per un controllo.
Era destino che le due si incontrassero!
Barbara era bianca in volto e non capiva se era terrorizzata per la multa o per l'incontro con Angela.
Quando Angela capì la situazione si offrì per dare un passaggio a Barbara che fu costretta ad accettare per non insospettire nessuno (compresa la polizia).
Così le due partirono alla volta della baita.
Barbara non fiatava, disse ad Angela di non sapere nulla di Carlo, disse che non avendolo trovato sul cellulare si era recata alla baita senza trovarlo.
"Ma allora perchè mi ha detto di andare ad aiutarlo alla baita?" chiese Angela.
"Non so, non so che dire" rispose Barbara che poi scoppiò in lacrime.
Angela la consolò dicendole di non pensarci, di stare tranquilla perchè ogni cosa sarebbe sicuramente tornata a posto.

Arrivate alla baita parcheggiarono l'auto lontana dall'ingresso e nascosta dietro la vegetazione; furono accolte da un silenzio surreale, solo qualche rumore soffuso sembrava provenire da dentro.
Barbara sapeva bene cosa c'era là dentro ma faceva finta di essere ignara di tutto.
La madre di Carlo era un po' spaventata, non osava chiamare il figlio e respirando affannosamente si avvicinò alla porta di ingresso poggiando l'orecchio per udire qualcosa,
Ora i mugolii di Sara erano chiari ed era chiaro che là dentro c'era una donna imbavagliata che si lamentava; tuttavia Barbara sapeva che aveva lasciato anche Andrea e Carlo legati ed imbavagliati "Che fine avrebbe fatto" si chiese fra sè e sè.
Le due donne erano immobili dietro alla porta di ingresso, decisero di entrare in punta di piedi anche se i tacchi a spillo di Angela rintoccavano sul pavimento di legno.
Ora origliavano dietro alla porta della camera in cui Sara era ancora legata, imbavagliata e semisospesa ad un trave del soffitto.

Mentre si interrogavano con lo sguardo sul da farsi sentirono il rombo di un'auto che si era fermata proprio davanti alla baita; terrorizzata Angela si precipitò alla porta per fuggire ma la strada le fu sbarrata da un uomo mascherato con un passamontagna.
Barbara aveva capito tutto!
Carlo ed Andrea si erano liberati e erano andati a cercarla; quello mascherato era evidentemente Andrea (Cugino di Sara) che non conosceva la madre di Carlo.
Infatti prese la donna per le braccia e la costrinse a stendersi per terra con le mani dietro alla schiena, mentre cercava di legare Angela, Barbara era fuggita fuori dove fu subito rincorsa da Carlo che stava per entrare nella baita.
Carlo la rincorse per poco, i tacchi non consentivano a Barbara di essere veloce, dopo averla afferrata per i polsi glieli imprigionò dietro alla schiena in un paio di manette. Un altro paio di manette si chiusero intorno alle caviglie velate dalle autoreggenti fumè e in breve Barbara rinunciò ad ogni tentativo di fuga.
Con calma Carlo le applicò un bavaglio costituito dai suoi calzini e dalle sue stesse mutande che prima avevano imbavagliato Andrea. Poi fissò il tutto con parecchi giri di nastro adesivo alto 5cm.
La imbavagliò con calma e con molta cura: non avrebbe dovuto essere udita da alcuno!
Intanto, mentre Carlo era impegnato ad ammanettare ed imbavagliare Barbara, Andrea si occupava della madre dell'amico.
Dopo averle legato i polsi dietro alla schiena la fece sedere su una sedia dove la assicurò allo schienale con parecchi giri di corda.
Nella concitazione della lotta il bottone che teneva il vestito di Angela chiuso intorno al suo collo, si era staccato ed ora Angela era seduta sulla sedia con i seni completamente scoperti (il reggiseno non poteva essere indossato con quel vestito).
I polsi saldamente legati dietro le facevano inarcare la schiena esponendo maggiormente i seni formosi e le corde che la legavano allo schienale passando sopra e sotto i seni la obbligavano ad esporli senza pudore.
Provava una strana sensazione mentre Andrea la legava: era spaventata, non sapeva che era un amico di Carlo e credeva volesse violentarla.
Finito di legarle il busto le prese ciascuna caviglia e la fissò accuratamente alle gambe della sedia, poi le sollevò il vestito scoprendole completamente le cosce e legò a ciascuna coscia sopra a ciascun ginocchio due corde.
Le tirò così forte da costringere Angela ad aprire oscenamente le cosce e le annodò lateralmente al sedile della sedia.
Angela si trovava così legata alla sedia, con i seni scoperti ed un vestito pregiato ormai ridotto da straccio.
Le cosce divaricate e scoperte fino a mostrare esplicitamente il reggicalze di pizzo nero, le calze di seta chiare e la totale assenza di mutandine!
Non era stata imbavagliata e tuttavia no osava fiatare.
Andrea era immobile davanti a lei pensieroso su cosa farle.
Intanto Carlo stava per varcare la soglia della baita portando sulle spalle Barbara.
E Sara? Sara mugolava nella stanza accanto in preda alle convulsioni multiorgasmiche che da 10 minuti non le davano tregua.

Quando Carlo varcò la soglia di ingresso rimase immobile a bocca aperta: per fortuna aveva avuto l'idea di indossare il passamontagna!
Vedendo sua madre legata seminuda alla sedia fu colto da un istante di panico subito sopito dalla sua razionalità; non era quello il momento di farsi prendere da rimorsi si coscienza.
A sua madre non sarebbe stato torto un capello, sarebbe rimasta legata ed imbavagliata fino a quando qualcuno non l'avrebbe liberata.
Già, ma chi? Come poteva avvertire qualcuno senza essere riconosciuto, soprattutto se conoscenti?
E poi, sua madre come era finita lì?
Guardò Barbara negli occhi ed intuì che dietro a quella storia c'era il suo zampino, così la poggiò sul pavimento e prese Andrea per un braccio invitandolo ad uscire con lui.
Bisbigliarono a lungo...
"Che cazzo ti salta in mente cretino?" "quella è mia madre!!" dice ad Andrea con tono secco.
Ed Andrea balbetta in preda ad una totale confusione mentale "Scusa ma non sapevo chi era.... io veramente....mi dispiace..."
"Va bene da non fa nulla; ora fai come ti dico: portala nel fienile e lasciala legata alla sedia. Poi imbavagliala come si deve e stalle vicino. Assicurati che non si senta male e soprattutto non parlare! Taci, non fiatare, non pronunciare i nostri nomi nè quelli delle ragazze. Sara e Barbara rimarranno imbavagliate e dovremmo immaginare di essere anche noi stessi imbavagliati. Ovvio: il passamontagna non si toglie. Capito? mi raccomando o per no sono guai. Io sistemo le due signorine mentre tu badi a mia madre, poi ti darò il cambio".
Così rientrarono nella baita ed Andrea prese la sedia su cui era legata Angela e la trascinò nel fienile, Carlo prese in spalla Barbara e la portò nella stanza di Barbara sbattendola sul letto.
Barbara era ancora in semi sospensione, stremata, sfinita e dulcis in fundo goduta; alzò' appena lo sguardo per vedere chi entrava ma lo posò subito sul pavimento di legno.
Barbara si dimenava sul letto quando Carlo la prese per le caviglie e le tolse le manette, quindi prese ciascuna caviglia e le divaricò per legarle con due corde alle sponde laterali del letto.
La stessa sorte toccò alle braccia: Barbara era legata sul letto come Sara in precedenza, ad "X" ma era molto più divaricata; con fare deciso le strappò i vestiti lasciandola in calze e scarpe.
Ora doveva liberare Sara la quale era ormai intorpidita; Sara era nuda ed infreddolita, la slegò e la coprì con una coperta ma non le tolse il bavaglio, quindi le applicò ai polsi ed alle caviglie le manette con le quali aveva immobilizzato Barbara. Per non infierire ancora la ammanettò con i polsi davanti, seduta sulla sedia con le caviglie incrociate ad una gamba della sedia in modo che non potesse alzarsi.
Le tolse il bavaglio ma Sara non proferì alcun suono, rimase a bocca socchiusa e senza perdere altro tempo Carlo gliela riempì con il suo pene facendosi spompinare per oltre 30 minuti sotto gli occhi di Barbara.
Le venne copiosamente in bocca e Sara deglutì tutto il liquido senza discutere dopodichè la imbavagliò nuovamente.
Con Sara aveva finito, ora toccata a Barbara la quale gli aveva procurato non poche pene con i suoi piedini.
Le tolse le scarpe ed iniziò dolcemente a solleticarle le piante dei piedi, con calma e delicatezza: Barbara avrebbe sopportato meglio la sua cinghia ma il solletico no!
Il solletico non lo tollerava ed in breve fu presa dalle convulsioni, rideva soffusamente mugolando, si contorceva e si dimenava sul letto inutilmente, Carlo non le dava tregua, non un attimo di pausa nessuna pietà.
Prima 30 minuti di pompino, ora 30 minuti di solletico: 1 ora di piacere per lui e per Sara (che comunque stava gradendo il trattamento attuale e precedente), 1 giornata maledetta per Barbara.
Intanto come se la cavava Angela con Andrea?

Andrea non aveva saputo resistere per più di 20 minuti...
Dopo averla imbavagliata incominciò a tastarle i seni facendole indurire i capezzoli, vedendo che la donna dava segni di piacere le passò dietro prendendole i seni a piene mani palpandoli e strizzandoli.
La toccava e la stava eccitando, con un dito osò oltrepassare l'elastico del reggicalze per insinuarsi fra le sue intimità che si stavano inumidendo.
Poi le si inginocchiò davanti e mise la sua testa in mezzo alle gambe di Angela per leccarle il sesso: Angela gemeva, non aveva resistito a lungo, in fondo quello sconosciuto sapeva come farla godere nonostante la situazione.
Un rimorso momentaneo di coscienza lo colse: e se Carlo fosse giunto in quel preciso momento?
Meglio sbrigarsi e venire al sodo.
Liberò le gambe di Angela dai legami, la fece stendere di schiena su un tavolo con le ginocchia piegate sul bordo del tavolo in modo che i polpacci pendessero dal tavolo; legò quindi separatamente le caviglie alle gambe del tavolo divaricando le cosce di Angela.
Angela era obbligata  a tenere i piedi molto inarcati data la posizione e le scarpe alte, cosa che fece eccitare Andrea come mai prima dall'ora. Con altre due corde legò le gambe della donna sotto le ginocchia al tavolo e poi le fissò sopra le ginocchia con altre due corde obbligandola a tenere le gambe aperte.
I polsi di Angela erano sempre legati dietro alla schiena obbligandola a tenere la schiena inarcata, sollevando il bacino ed esponendo maggiormente le sue parti intime alla vista di Andrea.
Il vestito finì in un angolo del fienile ed Andrea le fu subito sopra: finalmente stava scopando una donna più anziana di lui...  e che donna!
Angela ebbe diversi orgasmi ed Andrea invece di placarsi dopo 40 minuti (mai resistito così tanto) volle completare il lavoro: la voleva prendere anche dietro.
In un attimo Angela venne slegata e legata a 90 gradi poggiando viso e busto sul tavolo.
Le caviglie gli furono ancora divaricate e legate alle gambe del tavolo, le cosce furono identicamente divaricate con due corde che le immobilizzavano al tavolo, i polsi sempre legati dietro alla schiena la costringevano, ora, ad inarcare il bacino esponendo il sedere.
Ormai non sapeva più cosa fosse il pudore: legata, imbavagliata con indosso solo reggicalze, calze e scarpe da un ventenne che poteva essere suo figlio. Già suo figlio...
Quando Carlo finì di torturare Barbara con il solletico le infilò, prima di andarsene, il manico di una accetta in mezzo alle gambe lasciandola legata al letto e imbavagliata.

Si recò verso il fienile udendo rumori sospetti... "quel porco non avrà mica... "
Già, quel porco di Andrea, quando Carlo aprì la porta, era appena entrato nello sfintere di Angela e la stava sbattendo come fosse una prostituta.
Carlo si trattenne dall'intervenire in quanto aveva capito che la cosa piaceva a sua madre, anzi era decisamente goduta a sentire da come mugolava ansimando.
Rimase in silenzio ad assistere mentre Andrea sodomizzava sua madre, quando 30 minuti dopo Andrea eiaculò nell'ano di Angela, Carlo si fece avanti facendo segno di non preoccuparsi, andava tutto bene.
Usciti dal fienile Andrea cerco le parole per scusarsi ma Carlo lo interruppe "Tranqui, ho capito di avere una madre abbastanza troia. Se è questo che vuole perchè negarglielo? La lasceremo lì legata e manderò dal suo cellulare un sms a mio padre affinchè venga a prenderla. Anzi no! Lo manderò al suo principale: chissà se l'ha già scopata?"
Così dicendo lasciarono Angela al suo destino, liberarono le ragazze per portarle in auto dove furono legate nuovamente ed infine Carlo prese il cellulare dalla macchina della madre ed inviò un sms a Franco, il capo di Angela.


Biiip, Biiip, Biiip
Nuovo messaggio ricevuto.
Leggere ora?

Franco apri subito il messaggio che così recitava
"Sono Angela, presto vieni subito alla baita! Sono sola ed ho bisogno del tuo aiuto! Corri!!"


Salito in auto con Andrea e le due ragazze Legate si diresse verso la città, non appena lontani dalla baita liberarono le due che scambiandosi sguardi di intesa rimasero in silenzio per lungo tempo.
Poi Barbara ruppe il silenzio: "Ragazzi, va be dai non pensiamoci più, in fondo è stata un'esperienza nuova magari con il tempo..." e Sara ribattè "Sono d'accordo, prendiamoci un periodo di riflessione, magari fra qualche giorno vedremo le cose con altri occhi.."
"A proposito, Angela che fine ha fatto?" proseguì Barbara.
Andrea tirò un sospiro, non riuscirono a tenere il segreto a lungo e raccontarono tutta la storia.
Sara e Barbara rimasero allibite, non credevano alle loro orecchie.
"Ma voi siete pazzi, e se le capita qualcosa?"
"Non avete pensato che quel sms potrebbe non essere letto? E se arriva qualcun altro alla baita?"
"Dai andiamo a liberarla" disse Sara e Barbara annuì.


Intanto Franco stava già "volando" alla volta della baita dove avrebbe trovato Angela nuda in calze e reggicalze legata a 90 sul tavolo.
Ma non si stava recando solo alla baita, aveva portato con sè anche il suo nuovo cliente coreano con uno dei suoi scagnozzi; arrivati entrarono in baita ma non trovarono nessuno. Girarono un pò e poi furono attirati da dei rumori che provenivano dal pagliaio, mentre si avvicinavano distinguevano nei rumori i mugolii di una donna, prima soffusi e poi sempre più chiara.
Franco non aveva dubbi: Angela era in pericolo e dovevano aiutarla!
Tuttavia quando entrarono nel pagliaio non credettero ai loro occhi: una sena sexy e eccitante si presentò ai loro occhi.
Nell'oscurità della notte videro le forme confuse di due gambe slanciate su tacchi vertiginosi e legate ad un tavolo, la pelle candida del sedere di Angela risaltava nell'oscurità e più avanti sul tavolo si intravedevano due polsi legati che cercavano di liberarsi.
Poi una folta capigliatura che si agitava a destra e sinistra, infine i mugolii erano quelli di una donna imbavagliata.
Il coreano accese una torcia e la puntò dritta sul tavolo dove Angela era prigioniera:
Angela era sdraiata sul tavolo a 90 gradi, poggiata al bordo con la pancia era tenuta ferma da una corda che la cingeva intorno alla vita legandole i polsi già saldamente legata da un'altra corda dietro alla schiena.
Quella corda passava poi sotto al tavolo, era maledettamente stretta e la obbligava ad inarcare al massimo la schiena evidenziando il suo morbido culetto sodo e bianco, sembrava burro.
Un evidente bavaglio le impediva di urlare: ma poi avrebbe davvero chiesto aiuto? La presenza dei 3 uomini non sembrava spaventarla nè si vergognava della sua oscena posizione.
Era completamente nuda, un reggicalze nero le incorniciava il fondoschiena e due laccetti le ornavano le curve dei glutei scendendo lungo le cosce posteriormente fino ad agganciare due calze di seta tinta carne, altri due laccetti sorreggevano le stesse calze sul davanti.
Le cosce erano legate e tenute in tensione da 4 corde: ciascuna corda legava le cosce separatamente in 4 punti alle gambe del tavolo, erano divaricate al massimo.
Due corde subito sotto i ganci del reggicalze e due sopra alle ginocchia.
Sotto alle ginocchia era legata con altre due corde ed infine scendendo lungo i polpacci tesi non si poteva non notare la perfezione con cui le erano state legate le caviglie leggermente sopra il laccetto delle scarpe.
I piedi della donna (un 37 scarso) erano inarcati dalle scarpe dal tacco a spillo di 12 cm, un paio di scarpe nere luccicanti stile classico décolleté'.
Franco rimase senza parole ed i clienti coreani ruppero il ghiaccio:
"Bene signor Franco, una occasione del genere non le capiterà mai più. È bella pronta per essere punita. Punita per la sua insolenza e sfacciataggine. Al nostro paese un comportamento come quella che la sua dipendente ha tenuto a cena non sarebbe stato accettato senza conseguenze. O il licenziamento oppure una punizione esemplare!"
E Franco "Secondo lei cosa dovrei fare? Qui da noi ci sono altre usanze, però una simile occasione non si ripeterà più,,,"

"Bene Franco, si lasci andare e si prenda da lei quello che le ha sempre negato. Mi pare di avere capito che ha rifiutato molte volte la sua ehm... compagnia... avanti Franco fottila..."
Franco come in trance fece quanto suggerito dal suo cliente, si tolse i calzoni, le mutande e si avvicinò ad Angela.

Il seguito della narrazione potrebbe essere la minuziosa descrizione di un rapporto sessuale un po' forzoso (ma neanche tanto, Angela godeva, godeva eccome) con relativi mugolii alternanze di rapporti anali e vaginali in cui si alternarono a vicenda i tre uomini: invece preferisco passare oltre e narrare come si concluse la vicenda.

Dopo che Angela ebbe un moltitudine di orgasmi, il coreano decise di farle assaggiare una varietà di pesce del suo paese.
Lasciandola legata la liberò dal bavaglio e giratele la testa su un fianco le appoggiò il pesce sulle labbra aspettando che lei lo accogliesse in bocca.
Nessuna reazione, quindi le schiuse un pò la bocca e lo appoggiò sulla punta della sua lingua; un rigagnolo di saliva uscì lateralmente e vedendo una certa resistenza decise di infilarglielo in bocca con la forza.
Angela lo accolse tutto e lo succhiò avidamente per una trentina di secondi, poi sul più bello, mentre il coreano aveva gli occhi chiusi per il piacere, diede un morso secco e deciso al pesce che la soffocava.
Il malcapitato fu preso da un brivido elettrizzante, non sapeva cosa fare e lanciò un urlo atroce che nulla aveva di umano; il suo scagnozzo si precipitò su Angela prendendola per i capelli e colpendola con pugni e schiaffi affinchè mollasse la presa.
In breve Angela mollò la presa per evitare danni al suo bel viso, ma non sapeva che ormai qualcosa di lei sarebbe stato segnato.
Dopo parecchi minuti il coreano si riprese, lo scagnozzo e Franco erano seduto increduli che aspettavano una sua decisione su da farsi.

"Allora signora, ora vedrai come al mio paese vengono trattate le donne ribelli"
Detto questo prese la cinghia dei pantaloni ed iniziò a frustarle il sedere con tutta la forza, ora Angela urlava e lo implorava di smetterla. Non servì a nulla, le cinghiate continuavano a solcarle le natiche, poi le cose, poi ogni centimetro delle gambe.
Per concludere la serata Angela fece 3 pompini con ingoio, venne slegata e portata in macchina alla volta della villa dove alloggiava il cliente orientale.

Franco di preoccupò di ritornare con l'auto di Angela in modo da non destare sospetti.
Arrivati a destinazione Angela fu fatta accomodare in una stanza chiusa a chiave con le inferriate alle finestre in attesa del giorno dopo.... rimarrà lì una settimana... la villa sembrava un castello...

Quando i 4 ragazzi arrivarono alla baita, di Angela nessuna traccia, forse si era liberata o forse era già arrivato Franco.
Carlo prese coraggio e lo chiamò con una scusa.
"Tua mamma è con me, mi ha detto di dirti che domani mattina partiremo per un viaggio di lavoro in corea, credo che torneremo fra una settimana.
Stai tranquillo domani ti faccio telefonare da Angela stessa,ora è già a letto ed ha il cell scarico".
E con queste parole Franco chiuse la comunicazione e le manette intorno ai polsi di Angela sdraiata sul letto sotto l'effetto di un sonnifero; uscendo dalla stanza incrociò il suo nuovo cliente:"Dorme come una principessa, domani si divertirà molto con lei, Buona notte".
FINE
Luca

Commenti

  1. coppola76: ciao Miles, devo dire che questa seconda parte è bellissima x quanto riguarda la descrizione del bondage e tutte le legature e i bavagli, e il colpo di scena iniziale quando Barbara e costretta a tornare verso la Baita con la madre di Carlo è grandioso, ma non mi piace molto il fatto della violenza, anche se come scritto, la madre godeva della situazione, almeno all'inizio. Nel complesso però bella storia. Una serie di avvenimenti con tante sorprese, lo stesso fatto che le 2 arrivate alla Baita trovano i ragazzi liberi e vengono catturate entrambe.. , alla fine ci rimette solo il fratello di Barbara che dovrà pagare una bella multa ;) ciao Miles, e buona giornata

    RispondiElimina

Posta un commento