Storie d'altri tempi [Bondagiotto]

In questa rubrica, più o meno ogni giovedì, apparirà una storia NON scritta da me. Si tratta di storie che sono state postate sul mio ormai scomparso "blog collettivo" tra il 2004 e il 2014, storie scritte da voi, storie spesso davvero interessanti. 

Le storie sono opera di fantasia, e raccontano la realtà in chiave romanzesca. Né il sottoscritto nè gli autori intendono in alcun modo giustificare o incoraggiare la sopraffazione o la violenza in ogni sua forma.

Una storia di: Bondagiotto

postata il 7 agosto 2009


Lei 

Ma chi cavolo è? E cosa vuole da noi? 

Da un’ora ormai ci sevizia, con minacce, violenze, fisiche e mentali, e non sembra ancora finita. 
E io che pensavo di fare una sorpresa a mio marito Paolo. 
“Tu vai pure al lago per il weekend, caro, ma non mi aspettare”, gli avevo detto, “devo accompagnare mia madre al mare”. 

Non era vero, in realtà volevo fargli una sorpresa: arrivare il sabato pomeriggio, mentre lui sarebbe stato fuori in barca, e organizzare una cenetta a lume di candela, per noi due soli. 
Con un piccante dopocena, ovviamente. 
Invece le cose sono andate ben diversamente. 
Se penso a quello che è successo in quest’ultima ora, da incubo, mi viene da impazzire! 

Continuo a rivedere tutto, come in un film: arrivata qui, alla nostra casa sul lago, non appena entrata ho sentito dei suoni soffocati, come dei mugolii, provenire dal piano superiore. Ho pensato a un gatto, o a qualche uccello, rimasto impigliato chissà dove. 

Salite le scale, e aperta la porta della camera da letto, sono rimasta impietrita; Paolo era sdraiato sul letto, completamente nudo, legato e imbavagliato. 
Le mani e i piedi legati insieme, dietro la schiena, le une contro gli altri, e poi altre corde che gli bloccavano le braccia e il torace, le cosce e le ginocchia, e ancora, un’altra corda intorno al collo. 

Appena mi ha visto, sgranando gli occhi per la sorpresa, ha tentato di gridare qualcosa, ma quello strano bavaglio, con quella grossa palla rossa trattenuta in bocca da un cinturino di cuoio che gli stringeva il capo e la nuca, gli impediva di emettere suoni riconoscibili, diversi da quel mugolio che avevo percepito pochi secondi prima, al piano terreno. 
Paolo si contorceva, dimenandosi furiosamente contro le corde che lo immobilizzavano, evidentemente come a chiedere il mio aiuto, ma io non riuscivo a muovermi, come paralizzata, in preda ad un inspiegabile stato di terrore. 

Poi, di colpo, come risvegliata da un trance, ho fatto per muovermi verso di lui, per aiutarlo, ma proprio in quel istante mi sono sentita afferrare alle spalle. 
Un braccio sconosciuto si è stretto con forza intorno al mio collo, togliendomi il respiro. 

Improvvisamente ho sentito venire meno le forze, e un attimo dopo crollavo a terra, a pancia in giù sul freddo pavimento. 
Tutto si è svolto in una frazione di secondo, non ho avuto il tempo di reagire. Il mio assalitore era già cavalcioni sopra di me, e mi aveva preso i gomiti spingendoli uno contro l’altro dietro la schiena. Immediatamente dopo ho sentito il morso di una corda che li stringeva, serrandoli insieme. 
Stava legando anche me. 

Mi rendevo conto che mi restavano pochi secondi per tentare di reagire, dopodiché sarebbe stato troppo tardi. 
Ma non ce l’ho fatta. Era troppo veloce e abile con le corde. 
Ho abbozzato comunque un tentativo di reazione, ma le braccia erano già legate dietro la schiena, per cui al massimo riuscivo a dimenare il bacino ed agitare le mani nel vuoto, senza poter colpire il mio aggressore o liberarmi dalla sua stretta. 
Quando mi sono resa conto che la partita per la libertà era ormai persa, mi sono lasciata andare, di colpo, scoppiando in un pianto isterico. 

Intanto l’aggressore continuava il suo lavoro. Un’altra corda si cingeva strettamente intorno ai miei polsi, stringendoli in una dolorosa morsa. 

Era passato poi alle caviglie. Dopo avermi tolto le scarpe, i miei bei zoccoli sexy, dal tacco di dieci centimetri, che avevo comprato pochi giorni fa appositamente per questa occasione, me le ha legate insieme, stringendo con forza. 
Le ha spinte quindi contro i polsi e, presa un’altra corda, mi ha legato insieme mani e piedi dietro la schiena, esattamente come aveva fatto con Paolo. 

Ora anche io ero completamente immobilizzata, preda impotente nelle mani di una persona sconosciuta. 
Già, ma chi era? La sorpresa vera l’ho avuta quando ho sentito le sue mani indugiare sul mio corpo e delicatamente mi ha rovesciato su un fianco, permettendomi così finalmente di vedere in faccia il mio aggressore. 

Una donna! 
Nei pochi minuti che era durata la colluttazione, l’aggressore non mi aveva permesso di girare la testa per vedere il suo viso, e ora, con incredibile stupore, mi rendevo conto che non era un uomo, come avevo immaginato. 

No, era una donna, e molto bella anche. 
Capelli neri corti a caschetto, molto alta, gambe lunghissime, era vestita solo di un piccolo abitino di pelle rossa, e di un paio di sandali dello stesso colore, dal tacco altissimo. 
Una splendida battona, insomma. 
Confesso che un terribile pensiero ha occupato per qualche istante la mia mente. Paolo poteva aver caricato in macchina quella donna da qualche parte, portandola a casa nostra, e lei l’aveva aggredito per derubarlo? 

Era questa la terribile verità? 
No, non era questa, mi risposi. Non era possibile, Paolo non l’avrebbe mai fatto, Paolo mi ama sopra qualsiasi cosa e non mi tradirebbe mai, anche se solo per una scopata con una puttana. 
Mi vergognavo di me stessa, di quello che ero arrivata a pensare. 
Paolo e io ci conosciamo da più di dieci anni ormai, e siamo sposati da sei, e le altre non gli sono mai interessate, lui ha me e io gli basto. 

Intuivo quello che era potuto succedere: in questo paesino nessuno chiude la porta di casa, per cui evidentemente la donna era entrata di soppiatto ed aveva aggredito Paolo, forse allo scopo di rubare in casa. 

L’unica cosa che ancora non riesco a spiegarmi è come abbia fatto a sopraffarlo. Forse l’ha colto nel sonno. 
Ma ora non è più tempo di dubbi, sono qui, legata da un’ora, ormai, e Paolo da chissà quanto tempo. 
Ho tentato di sciogliere i nodi dei lacci che mi legano, ma non c’è stato nulla da fare, è stata veramente brava con le corde. 
Quella maledetta mi ha legato anche una corda al collo, a mò di guinzaglio, fissandola al piede del letto. Non avrei comunque potuto alzarmi, incaprettata come sono, ma almeno avrei potuto tentare di strisciare sul pavimento, e forse trascinarmi giù dalle scale. 
Ma a cosa sarebbe servito, tutto quello sforzo? Non mi ha neppure imbavagliato, potrei gridare aiuto, ma la nostra casa è isolata, nessuno mi sentirebbe. 

Da una decina di minuti non la vediamo più, la sento muoversi al piano terreno e la cosa mi terrorizza. Cosa avrà in mente? Si accontenterà di lasciarci qui, legati? O magari ci porterà giù in cantina? O, peggio, non vorrà mica.… 
No, non voglio pensarci, perché dovrebbe e? Sì, è vero, l’abbiamo vista in faccia, ma io sono anche disposta a dimenticarmi tutto, anche a non denunciarla, se, prima o poi, ci lascerà andare. 
L’unica speranza che ci rimane è quella di implorarla di non farci del male. 

Povero Paolo, qui immobilizzata a terra non riesco a vederlo, ma lo sento mugolare, forse di dolore o di paura. 
Adorato marito mio, in che guaio siamo finiti… 



Lui 

Questa volta ci è andata bene; qualche ora prima e Anna ci avrebbe scoperti. 

Per fortuna che Lucrezia ha insistito per fare questo “gioco di ruolo”, altrimenti non so proprio cosa sarebbe successo. 
Se con Lucrezia oggi avessimo deciso di fare l’amore normalmente, e mia moglie Anna ci avesse trovato a letto insieme, il mio matrimonio sarebbe finito qui, e questo è proprio ciò che non voglio. 
No, è troppo comodo così: una moglie quando mi serve, e un’amante quando ne ho voglia. 

E sì che tre ore fa, quando Lucrezia è arrivata qui, nella mia casa al lago, non avrei mai pensato che di lì a poco sarebbe successo tutto questo. 
Ho la sua immagine impressa nella mente, lei che arriva, ondeggiante su sandali dai tacchi vertiginosi, così bella, così sexy, fasciata in quel vestitino rosso! 

Una puttana di lusso sembrava, onestamente. 
Ma d’altronde questo è ciò che desideriamo tutti noi uomini; sogniamo di avere una donna che, di giorno, sia irreprensibile, e che la notte, quando è con te, diventi una puttana. Per te, per te solo. 

“Oggi faremo un bel giochino, mio caro”, mi ha detto, “Io sarò la tua padrona, e tu il mio schiavo”. 
Lei sa che quando fa così, quando mi dice queste parole, mi eccita da morire. 
Adoro consegnarmi nelle sue mani, inerme oggetto alla sua completa mercé. 
“Però faremo qualcosa di diverso, tu dovrai solo stare al gioco e seguire le mie istruzioni”, ha continuato, “Ora andrai a farti una bella doccia, e dal momento in cui uscirai dal bagno -- mi raccomando, rigorosamente nudo -- comincerà il gioco. Tieniti pronto a qualunque cosa ti accadrà”. 

E così ho fatto. Per l’eccitazione, dopo la doccia non mi sono neppure curato di asciugarmi. 
Ero ancora sulla soglia del bagno, quando quella diavolessa mi è sbucata alle spalle, calandomi con forza un cappuccio di pelle nera sulla testa. 

Il gioco era cominciato. Questa volta era il gioco dell’indifeso ragazzo, aggredito in casa sua da una crudele ladra. 
Nel buio più assoluto sentivo le mani di un’estranea che costringevano le mie braccia dietro la schiena, e subito dopo, il morso di una corda che le bloccava senza speranza all’altezza dei gomiti. 

La paura mi attanagliava, impedendomi di reagire alla brutale aggressione. O perlomeno, questo era quanto prevedeva il “copione” per il mio ruolo di vittima. 
Altre corde intanto avevano già stretto i miei polsi, legandoli con forza l’uno all’altro. E altre ancora subito dopo cingevano il torace, stringendolo fino a rendere doloroso il respirare. 
E ancora, in rapida successione, prima le caviglie e poi le ginocchia erano state legate saldamente, così saldamente da rendere problematico mantenere l’equilibrio, già reso difficoltoso dalla sensazione di smarrimento causata dal buio che mi circondava. 
La mia aguzzina però non era ancora soddisfatta. Avevo sentito una corda stringere il cappuccio alla base del collo, per qualche istante non avevo potuto respirare, poi il nodo si era allentato leggermente, consentendomi di riprendere fiato, seppur con difficoltà. 

Senza una parola da parte sua, mi ero poi sentito strattonare violentemente al collo. Evidentemente mi aveva legato al collo una corda come guinzaglio e ora voleva che la seguissi. 
Io, legato com’ero, piedi e ginocchia, non potevo ovviamente camminare, per cui avevo iniziato a saltellare penosamente, tentando di non cadere a terra e di tenere il suo passo. 
Ad ogni saltello sentivo il mio uccello vibrare violentemente, sbattendo su e giù. Avevo già provato quella situazione, che ritengo una delle più umilianti, e di conseguenza, per me, eccitanti. 
Quel percorso mi è sembrato durare un’eternità. Forse mi aveva fatto fare pochi metri, o più probabilmente, perversa com’era, mi aveva fatto ripetere più volte lo stesso tragitto, fatto sta che, disorientato dal buio, e terrorizzato dall’eventualità di una caduta, ero arrivato alla meta ansimante e stremato. 
Senza più forze, sì, ma anche sempre più eccitato. 
La meta, e la momentanea fine delle mie sofferenze, era il letto della mia camera. 

Una violenta spinta da parte sua mi aveva fatto cadere rovinosamente sul materasso. 
Sembrava, anzi, era, tutto incredibilmente realistico. 
Pochi secondi dopo, le caviglie erano legate strettamente ai polsi, dietro alla schiena. Ero incaprettato in un durissimo hog-tie, che non mi lasciava alcuna speranza di liberarmi. 
Fino a questo momento tutto era andato come da copione. Ora doveva venire il meglio, o questo era ciò che pensavo. 
Ma non è andata così. 

I minuti passavano. Non sentivo alcun movimento intorno a me. Dapprima avevo pensato che poteva far parte tutto del gioco, ma dopo una ventina di minuti ho cominciato a realizzare che la situazione iniziava a farsi strana. 
Dove era finita Lucrezia? Perché mi lasciava lì così legato e non continuava con il secondo atto, la parte più attesa, in cui la ladra decide di divertirsi un po’, “abusando” sessualmente del povero ragazzo inerme? 

Ho iniziato a mugolare, non ero imbavagliato, ma il cappuccio, e soprattutto due giri di corda sopra di esso all’altezza della bocca, mi impedivano di parlare o urlare. 
Aumentavo l’intensità dei mugolii, ma nessuno rispondeva. 
Cominciavo a temere che le potesse essere capitato qualcosa, nel qual caso la situazione sarebbe diventata veramente difficile. 
Conosco bene Lucrezia è so che è abilissima con le corde, per cui sicuramente non avrei avuto alcuna speranza di sciogliere i suoi nodi. 

La sensazione d’incertezza diventava paura man mano che i minuti passavano. 
Mezz’ora, un’ora. 
Un’ora e mezza, forse due. Nulla. 
Le corde si erano adattate perfettamente al corpo, stringendolo in una morsa severissima, anche se sopportabile. 
Non sopportabile invece era la situazione d’impotenza in cui ero costretto, e il senso di terrore in cui ero precipitato. 
Sì, era chiaro ormai, le era capitato qualcosa, e io ero nei guai. Guai seri, anche. Anna era al mare con la madre, qui non c’è telefono e non prende neppure il telefonino, quindi nessuno mi avrebbe cercato prima di lunedì.

In quel mentre ho sentito la portiera di un’auto chiudersi sbattendo, e immediatamente dopo, un lieve rumore a qualche metro da me. Era senza dubbio Lucrezia, era tornata, i miei cattivi pensieri venivano spazzati via come neve al sole. 
Pochi istanti dopo sentivo armeggiare intorno alla corda che mi legava il collo e la bocca, e il cappuccio veniva sollevato permettendomi di rivedere la luce. 

Lucrezia era in piedi accanto a me. 

E’ stato un attimo; mentre spalancavo la bocca per prendere un po’ di fiato a pieni polmoni, mi ha spinto con forza in bocca un grosso ball-gag, serrando strettamente il cinturino dietro la nuca. 
Ho tentato di reagire perché in quel momento non volevo essere imbavagliato, pretendendo una spiegazione della sua lunga e strana assenza, ma Lucrezia mi ha colpito con un violento ceffone, lasciandomi quasi tramortito. 

“Stai buono, c’è una sorpresa, è arrivata tua moglie”, ha aggiunto subito dopo. 
Mia moglie! Ma cosa ci faceva qui, non doveva essere al mare?, mi chiedevo, stupito. 

Il resto è storia di un’ora fa. 
Anna è salita nella camera da letto e appena entrata è stata aggredita da Lucrezia che l’ha immobilizzata, incaprettandola a terra. 
All’inizio ho tentato di gridarle, attraverso il bavaglio, di smetterla, di lasciare andare Anna, ma poi ho capito che Lucrezia aveva avuto un sangue freddo incredibile. 
Se non avesse fatto così, non avremmo potuto far altro che ammettere la nostra relazione, e il mio matrimonio sarebbe andato a rotoli. In questo modo, anche se assurdo, invece me la posso cavare. 
Ora Lucrezia sta recitando la parte della vera ladra, con molto realismo. Anzi, forse si è calata anche un po’ troppo nel ruolo, visto che continua ad urlare, a minacciarci, e ha già colpito me con tre o quattro dolorosi ceffoni. 

Comunque ora dovrà andarsene; naturalmente prima mi dovrà anche sciogliere un po’ i nodi, di nascosto, in modo che dopo una ventina di minuti possa fingere di essere riuscito a liberarmi da solo. 
La cosa più difficile, piuttosto, sarà convincere Anna a non denunciare il fatto. 

Nessuno conosce Lucrezia, quindi non correrebbe rischi di essere individuata, ma sarebbe comunque una situazione complicata da gestire. E non è detto che la Polizia crederebbe tanto facilmente alla storiella della ladra. Anna sì, è una stupida, e crede a tutto ciò che le dico, ma con la Polizia è un’altra storia. 
Ma sì, dai, nessun timore, tra una mezz’oretta, quando saremo liberi, Anna me la lavorerò per bene e ancora una volta quella cretina farà quello che dico io. 
Questa volta ti è andata bene, Paolo… 



L’altra 

E’ incredibile; non poteva andare meglio di così. 

Questo grosso stronzo e quella troia di sua moglie Anna, presi insieme. Come dice il proverbio, due piccioncini con una fava! 
Non riesco ancora a crederci. Dopotutto quello che m’interessava era di vendicarmi di lui; avevo organizzato tutta questa messinscena per punirlo, conoscendo il suo debole per il bondage. 

Ero lì in camera, in silenzio, a guardarlo, nudo come un verme, incaprettato, incappucciato, godendo di sadica soddisfazione mentre lui, temendo che l’avessi mollato lì in quella situazione disperata, cominciava a perdere le sue sicurezze, quando, a sorpresa, è arrivata sua moglie. 

E’ stato un attimo, un flash mi ha attraversato la mente: la vendetta sarebbe potuta essere anche più gustosa! 
Sì, caro Paolo, mio amante -- anzi ex-amante, ma tu non lo sapevi ancora -- ora tocca a te, a voi, soffrire. 
Io ho lasciato mio marito per te, ho mandato all’aria la mia famiglia, perso il lavoro. Mi avevi promesso che l’avresti lasciata, la tua insulsa mogliettina, come la definisci tu. Mi ripetevi che era solo questione di tempo. 

Sono tre anni che me lo dici. 

E invece il mese scorso salti fuori a dire che ci hai ripensato, che ti sta bene questa situazione, e che tua moglie non la lascerai mai. 

Ma non vuoi neanche rinunciare a me, dici. Giuri che sono troppo importante per te. 
Bastardo. Vuoi solo tenere il piede in due scarpe, ti fa comodo averci entrambe a tua disposizione. Hai sempre fatto tutto questo solo per la tua convenienza. 
Io non conto nulla per te, sono solo un divertimento, come una partita di calcio, o come un whisky; altro che importante. 
Ma ora è il tuo turno. Io ho già sofferto abbastanza; ora è il momento della rivincita, della vendetta. E la mia vendetta sarà terribile. 

Non ti ammazzerò, no, non ne sarei capace, e tu non lo meriteresti nemmeno. No, è qualcosa di meno drammatico, ma tremendamente efficace. 
Ti lascerò semplicemente qui, così come sei adesso, con la tua mogliettina. Quando vi troveranno, lunedì o martedì, sarete in condizioni pietose, non sembrerete neppure più due esseri umani, assomiglierete a delle larve. 
D’altronde di slegarvi da soli non se ne parla neppure, lo sai quanto sono brava con le corde e i nodi. E non ho ancora finito con voi. Prima dovrò spogliare completamente la puttanella, senza slegarla, mi costerebbe troppa fatica incaprettarla di nuovo. Sarà un lavoro lungo, adopererò quel paio di grosse forbici che ho trovato di sotto. 

Poi dovrò imbavagliarla per bene, e non avendo altri ball-gag, le ficcherò in bocca le sue e le mie mutandine, per umiliarla, quindi qualche giro di nastro adesivo intorno alla bocca e alla nuca e il gioco è fatto. 
A questo punto mi rimarrà solo di trascinarla sul letto e legarli insieme faccia a faccia, in modo che possano leggere l’umiliazione e il terrore negli occhi dell’altro. 
Li legherò insieme, l’uno contro l’altra, alla base del collo e all’altezza delle ginocchia. 
Faccia a faccia in modo che non possano tentare di liberarsi l’un l’altra. 

Mmhhh, pensandoci bene, però, per essere sicura che non tentino di sciogliersi i nodi a vicenda potrei anche bloccar loro le dita col nastro adesivo… Sì, farò così. 
Diamoci da fare, allora, devo sistemarli definitivamente e andarmene, l’aereo mi aspetta. 
Tra una decina di ore sarò molto lontano da qua, e comunque so che Paolo non mi denuncerà. 

Dirà senz’altro che è stata una ladra, una pazza, che non vale la pena denunciarla, visto che non ha rubato nulla. 
Se ammettesse che mi conosceva sarebbe finito, lo scandalo lo travolgerebbe, e con lui il suo lavoro, la famiglia. Tiene troppo alla sua immagine esteriore di perfetto marito, padre e professionista. 

L’unico mio disappunto è che non posso stare qua, per l’intero weekend, a guardarli contorcersi, piangere, disperarsi. Troppo pericoloso. 

E purtroppo non potrò neppure vedere il loro stato quando li troveranno. Mi dovrò accontentare di leggere i resoconti sui giornali locali che mi farò spedire da qualcuno. 
Servirà loro almeno una settimana per ristabilirsi fisicamente, ma molto più tempo per riprendersi psicologicamente. 
E questa è la mia tremenda vendetta. 

Sono fiera di te, Lucrezia, del tuo lato migliore, quello di crudele pervertita! 


FINE

Commenti

  1. coppola76: bellissima storia Miles. Devo dire che avevo immaginato una sorpresina del genere x lui! :) Se il gioco non era finito come si aspettava il motivo doveva esserci ;)
    E devo dire che è una storia molto ben scritta anche, le legature descritte benissimo come i bavagli, -a proposito, a me il bavaglio con le corde piace molto, anche se è certamente doloroso-
    il fatto che poi l'amante decida di bloccare le loro dita col nastro e la ciliegina sulla torta x me!
    Tutte bellissima queste storie Miles, hai avuto una splendida idea ripubblicandole su questo nuovo blog, e meno male che le hai conservate dal dreambook! ;) Buona giornata

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