Storie d'altri tempi - Una nuova vita

In questa rubrica, più o meno ogni giovedì, apparirà una storia NON scritta da me. Si tratta di storie che sono state postate sul mio ormai scomparso "blog collettivo" tra il 2004 e il 2014, storie scritte da voi, storie spesso davvero interessanti. 

Le storie sono opera di fantasia, e raccontano la realtà in chiave romanzesca. Né il sottoscritto nè gli autori intendono in alcun modo giustificare o incoraggiare la sopraffazione o la violenza in ogni sua forma.

Una storia di: Simone

postata il 6 novembre 2004

Una nuova vita 




 La mia vita stava andando a rotoli: stavo perdendo il lavoro, l'edificio in cui vivevo in affitto da quando ero bambina doveva essere demolito entro un anno, e come se non bastasse, il mio ragazzo mi aveva lasciata di punto in bianco solo perché si era stufato di quei giochini che proprio lui mi aveva proposto e che erano pian piano entrati in maniera stabile nella mia vita sessuale.


Ma facciamo un passo indietro.


L'avevo conosciuto a casa di amici comuni durante una festa; all'inizio non c'era stato niente tra di noi ma poi l'ho incontrato casualmente (ho scoperto solo dopo che non erano tanto casuali quegli incontri) in città e siamo andati a bere prima un caffè, poi una birra ed infine abbiamo cominciato ad uscire.


Devo dire che all'inizio è stato molto romantico e carino: io mi sentivo quasi una principessa, era molto premuroso e mi riempiva di fiori, cioccolatini e piccoli pensieri.

 All'inizio erano cose semplici, oggettini per la casa ma poi cominciai a ricevere dei foulard e delle sciarpe di seta: la prima bene, la seconda anche, ma quando cominciarono ad arrivare delle scarpine di seta a due a due ed il totale dei foulard e sciarpe si aggirava a otto-dieci pezzi, cominciai a pensare che stava cercando di dirmi qualcosa.


Una sera stavamo cominciando a fare l'amore, tutto sempre con molta calma e sensualità, quando prese uno dei foulard che era rimasto appoggiato alla sedia vicino al letto, e comincio ad avvicinarlo al viso.

 La cosa mi meraviglio un po', e pensai che volesse bendarmi:


- Posso imbavagliarti? - 


Rimasi a dir poco stupita e non sapevo cosa dire ma lui mi rassicurò e mi disse che poi mi avrebbe anche bendato, legato mani e piedi con gli altri foulard, per poi scoparmi così!?!?


Non so perché ma lo lasciai fare; avevo visto ancora immagini di donne legate e imbavagliate, ma mai avrei pensato che sarebbe potuto accadere a me.


La cosa non fu proprio romantica e dolce come quando facevamo l'amore, forse perché sia per me che per lui era la prima volta, ma devo dire che mi piacque e che la sera successiva ci riprovammo con più slancio.


Così incominciò la mia avventura "bongage" senza che sapessi praticamente nulla di questo mondo.


Ma come già accennato tutto stava finendo, soprattutto perché lui provava quelle sensazioni che sperava e perché, con il senno di poi, lui non aveva capito niente della "filosofia" che c'è dietro al bondage vero.


Così ho incominciato a sfogarmi di tutte le mie preoccupazioni in internet: mi sono comprata un computer nuovo e ho fatto un abbonamento ADSL per poter navigare in tutta tranquillità.

 Ho scoperto così un mondo che non pensavo esistesse e che ha incominciato ad affascinarmi sempre più.


Qualche sera fa, mentre navigavo in mezzo a foto di ragazze legate in sospensione, mi squilla il cellulare:

- La signora V.

- Sì? - 


- Mi chiamo Marini, sono il notaio del ing. Paletti, la chiamo riguardo a una lettera che ho qui nel mio studio per lei.  Avrebbe problemi a venire nel mio studio domattina verso le dieci? -


Sono rimasta un attimo stupita perché non conosco questo ing-non-so-cosa, ma il notaio  mi ha detto che era complicato da spiegare per telefono e che era meglio se andavo da lui.

 Non avendo nulla da fare, visto che ero stata licenziata e visto che dovevo andare in centro alle otto per prendere le mie cose e ad incassare la liquidazione le dissi che andava bene.

 Dopo essermi fatta dare l'indirizzo, mi rimisi in rete e non ci pensai più.


L'indomani mi presentai puntuale all'appuntamento, ma non ritenendo che fosse una cosa importante, non persi troppo tempo a curare abbigliamento, trucco e aspetto.

 Così quando entrai nell'ufficio in jeans e maglione girocollo e un po' sudata (ero arrivata a piedi e di corsa), mi sentii subito a disagio: l'ambiente era a dir poco da alto rango.

 Tutto era di legno lavorato con intarsi in stile antico compreso le seggiole delle segretarie, le pareti erano tappezzate con stoffe damascate con colori pastello morbidi e si avvertiva una sensazione di accoglienza e di calore in quei locali.

 La segretaria che mi "accolse" invece non sembrava altrettanto entusiasta del mio aspetto e dopo avermi chiesto chi ero mi ha fatto accomodare su un divano che costa sicuramente più del mio appartamento.


Per farla breve quando mi accomodai nell'ufficio del notaio, ero un po' confusa e sballottata dall'insieme di eventi che mi stavano capitando e dal contrasto che facevano con il posto in cui mi trovavo.


- Buongiorno, piacere sono il dott. Marini, si accomodi pure. 


L'uomo che avevo davanti era di bell'aspetto, sulla cinquantina scarsa, vestito in maniera elegante come se dovesse andare ad una serata di gala.

 Mi accomodai su una poltrona in pelle, che forse costava più del divano della sala d'attesa, chiedendomi sempre più smarrita cosa stessi facendo la dentro.


- Penso che abbia diritto ad una spiegazione: so che suo padre è morto quando lei era ancora bambina e che sua madre è morta qualche anno fa senza lasciarle praticamente niente se non un appartamento in affitto che entro febbraio prossimo dovrà essere demolito insieme al palazzo. Però credo che non sappia niente del fratello di suo padre che viveva in Belgio. Si sono separati da ragazzi per motivi a me non del tutto chiari e non si sono mai più ne parlati ne visti. Ebbene, sono spiacente di informarla che è morto un mese fa, per una malattia degenerativa che da qualche anno lo aveva ridotto a letto; prima di perdere la lucidità mi ha chiesto di scrivere questa lettera e di darla al fratello solo dopo la sua morte. Lei è l'unica figlia e quindi tocca a le aprire la lettera.


Mi porse la lettera e mi chiese di leggerla subito perché poi dovevamo parlare di un'altra questione.

 Dentro c'era scritto di quanto gli era dispiaciuto di aver maltrattato mio padre e di non esser stato capace di accettarlo così com'era, sperava che avesse avuto una vita serena come aveva sempre sperato e che voleva che conoscesse sua figlia.


Avevo una cugina e non sapevo nemmeno di avere zii! Mia madre non mi aveva mai parlato di mio padre e della sua famiglia, aveva cominciato a bere poco dopo la morte di mio padre e io ho dovuto arrangiarmi fin da piccola.

 La lettere finiva dicendo di chiedere al dott. Marini spiegazioni più dettagliate.


Alzai la testa sempre più perplessa il dott. Marini ricominciò a parlare.


- L'ing. Paletti, suo zio, ha una figlia della sua età: vive principalmente in Belgio ma viene spesso in Italia e in questo momento è qui in città in una villetta di sua proprietà; avrebbe piacere di conoscerla e di incontrarla se a lei va bene.


Io non avevo detto ancora una parola.


- Non so cosa dire.
- È comprensibile. - disse lui -  L'ing. Paletti era una persona un po' diversa da suo padre: ha sempre puntato in alto, sfruttando tutto e tutti, soprattutto chi gli stava vicino, ma è arrivato molto in alto.  Con il tempo è diventato comproprietario di alcune ditte molte grosse nei paesi bassi ed ha accumulato una grossa fortuna. Da quello che ho capito suo padre non ha mai condiviso i metodi di suo fratello e per questo non si sono più parlati. Nemmeno sua cugina ha mai saputo niente fino alla lettura del testamento, in cui l'ing. Paletti le chiedeva di cercare il fratello e di condividere con lui la fortuna che aveva accumulato in tutti quegli anni. Nel testamento non ci sono riferimenti a divisioni di beni o quantità di denaro da dare al fratello, ma solo la richiesta alla figlia di fare quello che ritenesse giusto.


Avevo la testa che mi girava come una trottola: una cugina, ricca, che mi cerca per conoscermi e condividere con me ricchezze inimmaginabili paragonate alle mie finanze attuali.


- Vedo che continua a non parlare e allora concludo con quello che dovevo dirle: sua cugina ed io l'abbiamo cercata per quasi un mese: solo dopo aver trovato una strana carta dell'ing. Paletti abbiamo capito che suo padre aveva cambiato cognome da giovane; è per questo che il nome Paletti non le diceva niente. Se vuole posso accompagnarla io stesso a casa della sig.na Patrizia, basta solo che mia dia il tempo di chiudere qualche carta qui in ufficio e poi possiamo andare. Se invece preferisce prendere fiato e rielaborare quello che è successo posso farla riaccompagnare a casa.


Continuavo ad essere in trance ma risposi che preferivo andare a casa a cambiarmi; spiegai che non mi aspettavo tutto quello che era successo e che avevo voglia di rendermi un po' più presentabile e di farmi una doccia.


- La faccio accompagnare dal mio autista che ripasserà a prenderla per le tre del pomeriggio. Va' bene?


Feci di si con la testa e mi avviai verso la porta mentre il dott. Marini dava disposizioni alla sua segretaria riguardo ai nostri accordi.


Arrivai a casa su una Mercedes talmente lunga che mi chiedo ancora come ha fatto l'autista a girare in quei violetti sotto casa senza graffiare la carrozzeria.


Mi spogliai e mi infilai in doccia: avevo bisogno di capire quello che era successo.

 Ero agitata e confusa e sotto la doccia le mani si mossero in modo completamente autonomo andando ad accarezzare quelle zone che danno così piacere ad una donna anche senza la presenza di un uomo.

 Uscita dalla doccia continuavo a sentir bisogno di quelle sensazioni di liberazione che solo il bondage sa darmi da un anno a questa parte.


Tirai fuori la ball-gag dal cassetto e dopo averla stretta tra i denti, ricominciai a muovere le dita: mi accorsi subito che non sarebbe bastato.

 Allora presi fuori la borsa che tenevo seminascosta sotto al letto e tirai fuori quelle cinghie e le manette che avevo acquistato qualche settimana prima su uno di quei siti di articoli erotici.

 Cominciai allacciandomi in vita quella specie di slip in pelle dotata di cinghie e di due vibratori, di misure diverse, da infilare davanti e dietro: dopo essermi allacciata le cinghie che tengono ben conficcati dentro i due falli artificiali cominciai a legarmi le gambe e mi accorsi subito che questa soluzione non l'avevo mai sperimentata e che non era molto semplice legarsi le caviglie ai piedi del letto con quell'imbracatura tra le gambe.


Dopo essermi distesa presi le manette le infilai tra le sbarre della testiera del letto e mi  apprestai ad accendere i vibratori: solo allora vidi il foulard che tante gioie mi aveva dato con il mio ex-ragazzo.

 Con non poche difficoltà riuscii a raggiungerlo grazie anche al bastone che uso per appendere gli abiti nelle ante più alte dell'armadio e annodandolo dietro la nuca mi tolsi la possibilità di vedere.

 Mi affrettai ad accendere i vibratori e appoggiando nuovamente la schiena alle lenzuola mi accorsi che nel tentativo di raggiungere la mia benda avevo fatto cadere il cuscino  e che sotto le spalle avevo qualcosa di metallico e freddo.

 Mi ricordai che due sere prima mi ero trastullata con delle pinze per capezzoli regolabili che avevano dei cappucci di gomma per gli amanti delle cose soft, ma che una volta tolti i gommini diventavano delle terribili mandibole d'acciaio.

 Decisi di provarli senza i gommini ma non ebbi il coraggio di svitare completamente le viti che impedivano la completa chiusura e devo dire che facevano parecchio male anche così.


Ormai ero talmente eccitata che venni la mentre mi stavo stringendo le manette ai polsi, e sentendo l'esigenza di rimanere così, visto tutta la fatica fatta per raggiungere quella posizione, mi rilassai (per quanto possibile con due vibratori e quelle pinze ai capezzoli) concedendomi qualche minuto di bondage.


Non passarono più di due minuti che già sentii salire il secondo orgasmo cosa che non mi era mai capitata prima anche perché appena esaurito il primo tendevo a liberarmi lasciando bavaglio e benda e cacciandomi sotto le coperte per addormentarmi beata.


Poco dopo mi stavo già facendo la terza doccia della giornata e mi apprestavo a prepararmi quando mi accorsi che erano rimasti dei lividi leggeri ai polsi e che i capezzoli erano ancora doloranti; il contatto con il reggiseno mi dava fastidio così decisi di farne a meno indossando una specie di body attillato che fungeva anche da reggiseno ma lasciando scoperti la metà superiore dei seni, le areole e i capezzoli che mi facevano male: una volta chiusa la giacca nessuno si sarebbe accorto di nulla, inoltre il body aveva le maniche lunghe con delle specie di sbuffi che nascondevano i lividi ai polsi.

 Scelsi una mini gonna appena sopra al ginocchio che si abbinava abbastanza bene con la giacca, unico pezzo decente e relativamente nuovo del mio guardaroba.


Alle quindici in punto suonò il campanello.

 Io mi stavo ancora pettinando quando affacciandomi dalla finestra dissi che stavo arrivando.

 Vidi di nuovo la Mercedes di prima e l'autista che composto come un soldato della guardia svizzera mi attendeva davanti alla porta della macchina in attesa di aprirmi la portiera come si fa con i personaggi importanti.


Raggiungemmo velocemente la zona "bene" leggermente in periferia, e ci fermammo davanti ad una cancellata immensa.

 Tra poco avrei conosciuto mia cugina.


Non sapevo ancora cosa gli avrei detto visto che non sapevo nemmeno che aspetto avesse.

 Ad aprire la porta c'era una ragazza di poco più di diciotto anni vestita proprio come una cameriera di quella dei film e subito dopo un maggiordomo in livrea anche lui relativamente giovane.

 Subito mia cugina mi corse in contro abbracciandomi:


- E' un mese che aspetto questo momento, so che sei frastornata almeno quanto lo ero io il primo giorno che l'ho scoperto.

 Mi chiamo Patrizia ma tu chiamami Patty.
Era una ragazza di ventisei anni come me, mora con i capelli lunghi, aveva una figura snella e un viso morbido e carino.

 Mi fece accomodare in un ampio soggiorno dove c'era anche il notaio.

 Se nello studio del notaio tutto aveva un'aria molto elegante e ricercata, questa villa sembrava venir fuori da un libro di favole con tende e drappeggi molto vaporosi e colori di varie tonalità: rosa salmone in soggiorno, mentre l'ingresso era sul verdino chiaro e nella biblioteca, che vedevo attraverso un'enorme porta in legno massiccio, tutto aveva dei colori sabbia-panna.


Ci raccontammo per circa un paio d'ore in modo veloce e sommario le nostre vite: io avevo ben poco da dire, continuavo a guardarmi in torno pensando che fosse tutto un sogno.

 Lei invece mi racconto delle scuole private che aveva fatto dei viaggi e del suo lavoro; non c'era ostentazione in quello che diceva ma sembrava che lo dicesse come per farmi capire che tutto questo stava diventando anche mio, che di soldi, proprietà ce n'erano anche troppi, che aveva sempre sognato di avere una sorella e che voleva solo stare con me e conoscermi meglio: dei soldi non gliene importava niente.


Aveva un appartamento in centro e potevo prendermi la villa come mia abitazione fissa, l'indomani saremmo tornati nell' studio del notaio a formalizzare il tutto senza contare che avrebbe diviso con me a metà gli introiti di tutte le attività di suo padre.


Ero sempre più persa in tutta questa novità quando squillò il cellulare del notaio che, scusandosi disse che aveva un impegno urgente e ci dava appuntamento per l'indomani.

 Allora mia cugina mi fece fare un giro della casa raccontandomi di ogni stanza e ogni oggetto che incontravamo la storia e di dove l'aveva trovato o comprato.


Mi soffermai davanti ad un vaso giapponese su cui erano raffigurate delle corde che si intrecciavano con nodi strani come a creare una rete da pesca.

 Istintivamente mi portai la mano destra a massaggiare il polso sinistro dove sentivo ancora in segni delle manette e mia cugina si accorse che avevo un fastidio al polso.

- La mia cameriera è bravissima a fare massaggi e penso che ti farebbe volentieri un massaggio al polso se ne hai voglia: vedo che ogni tanto te lo tocchi.
Arrossii vistosamente e la cosa non sfuggi a mia cugina che però non mi chiese altro ma prosegui la visita portandomi in quella che sarebbe diventata la mia camera.

 Anche questa sembrava uscita da un libro di favole: un letto a baldacchino era posizionato al centro di una delle due pareti lunghe; sulla parete opposta c'era un armadio talmente grande che non avrei saputo cosa metterci dentro per riempirlo tutto.

 In mezzo alla stanza due colonne distanti tra loro circa tre metri completamente avvolte con drappeggi leggeri e vaporosi che sembravano quasi di tulle; tutta la stanza era a dir poco ricoperta di drappi rosa e bianchi.


- Tutta la tende ed i drappeggi sono in seta; questi attorno alle colonne sono di seta lavorata apposta per dargli questo effetto particolare.
In parte al letto una porta conduceva in un bagno che era più grande del mio vecchio soggiorno.


- Sono le sette la cena sarà pronta tra poco sei devi usare il bagno ci vediamo di sotto. 
- Grazie, non so cosa dire.

-
Mi interruppe prima che potessi finire la frase dicendomi
- Non devi pensare che io ti sto regalando tutto questo, ma che se i nostri genitori non si fossero comportati così, sarebbe tuo e basta.

 Ti aspetto di sotto, fai con comodo.
Tutto in quella casa era curato nell'arredamento come se fosse pronto per un film.

 Non riuscivo a capacitarmi di questa nuova situazione e mentre stavo per entrare in bagno mia cugina mi disse che se volevo avrebbe mandato il maggiordomo a casa mia a prendere le mie cose.


- No! Non serve grazie! - esclamai, ricordando che nell'agitazione avevo lasciato tutto il mio armamentario sul letto.

 Mi rilassai sulle coltri di quello che più che un letto sembrava un nido gigante dove potersi rifugiare e farsi coccolare; guardando quella stanza e mi sorpresi che tutto quello che ero capace di pensare in quel momento era che in una stanza così ci si poteva divertire un sacco con i miei giochi di bondage, soprattutto con quelle due colonne: se solo avessi avuto un compagno con cui condividere i miei giochi!!
Stava cominciando una nuova vita e non riuscivo neanche ad immaginare quanto sarebbe stata diversa.

 Dopo una cena che era stata a dir poco superba, ci rilassammo in soggiorno a vedere foto di famiglia; c'erano anche quelle di mio padre da giovane, in uniforme (chissà perché poi?) e qualche foto da bambini.

 Vidi per la prima volta i miei nonni paterni, morti prima che nascessi, mia zia morta anche lei quando mia cugina era piccola.


- Che famiglia - disse Patty - tu non morire subito oppure mi sparo.
Stava scherzando ma sentii in quelle parole la malinconia di una ragazza cresciuta sola con un padre che per sue stesse parole non era proprio uno "stinco di santo".

 Passammo due ore tranquille a scherzare sulle nostre disavventure come se fossimo due vecchie amiche che non si vedevano da tanti anni.

 Mi disse che si sarebbe fermata a dormire alla villa visto che la cameriera ed il maggiordomo avevano una vita propria e di sera tornavano a casa dalla loro famiglia.

 Così per concludere la serata assaggiammo un ruhm invecchiato che mio zio aveva destinato a mio padre: la bottiglia migliore di tutta la sua collezione, del valore di circa duemila euro.

 Forse sottovalutammo un po' troppo le nostre capacità di resistenza all'alcool o più verosimilmente eravamo già euforiche prima di cominciare a bere e questo ha solo dato il colpo di grazia.


Arrivammo con qualche difficoltà alle nostre camere e mia cugina mi fece notare che c'era una camicia da notte sul mio letto.

 Io però ero più "allegra" di lei e feci lo sbaglio di dire che non ce l'avrei mai fatta a vestirmi, così lei si mise a spogliarmi.


Quando mi tolse la giacca rimase perplessa vedendo che avevo i seno praticamente scoperto e ancora di più dopo avermi tolto il body quando si accorse che avevo dei segni sui polsi.

 Non disse niente e io non mi resi nemmeno conto di quello che aveva visto mia cugina.

 Mi aiutò ad infilarmi sotto le lenzuola e andò a dormire anche lei.


La mattina la cameriera venne a svegliarmi alle otto e mezza ricordandomi che avevamo appuntamento con il notaio .



    


* * *


    

     La mattina seguente, venni svegliata dalla cameriera che portandomi un'abbondante colazione a letto mi ricordava con modi gentili e garbati che era tardi e che dovevamo andare dal notaio per le formalità.


Erano quasi le nove di mattina, mi girava ancora un po' la testa e non capivo dove mi trovavo: ero convinta di aver fatto un sogno bellissimo e non riuscivo a capire se ero ancora dentro al sogno o se stava accadendo davvero.


- Non è un sogno, sei qui davvero e questa mattina capirai che è tutto vero quello che sta succedendo!! - Patty era entrata in camera tutta raggiante e con un abbigliamento sportivo stava cercando di tirarmi giù dal letto.

 Feci colazione in fretta, mi feci una doccia in quel bagno da sogno e mentre mi accingevo a rimettere i vestiti del giorno prima (non avevo altro con me) mi accorsi che appoggiati sul letto c'erano dei vestiti stirati, probabilmente di mia cugina.

 Vicino c'era la biancheria, anche questa di mia cugina, con un biglietto


"spero non ti crei problemi indossare la mia biancheria, poi andremo in città a prendere la tua roba"


Arrivammo nell'ufficio del notaio che era quasi mezzogiorno, ma non sembrava che fosse un problema.


- Buongiorno, ben alzate - esordì il dott. Marini - mi hanno detto che ieri sera avete fatto "bagordi" con la bottiglia di rhum dell'ingegnere.

 L'avete finita tutta o ne avete lasciato un goccio anche per me?? -
Solo allora comincia a ricordare del finale di serata: le foto, la bottiglia, le risate e mi venne in mente che questa mattina in bagno mi ero tolta una camicia da notte ma no ricordavo di essermela messa.

 Speravo vivamente che mia cugina non si fosse accorta di niente e visto che lei aveva bevuto come me mi rassicurai e non ci pensai più.


Il dott. Marini ci illustrò chiaramente tutte le clausole del contratto che mio zio aveva lasciato scritto per quanto riguardava la gestione del patrimonio economico ed immobiliare: un sacco di chiacchiere di cui non capivo molto ma presto capii che potevo fidarmi ed ancor oggi sono contenta di come si sono evolute poi le cose.


Andammo a pranzo in un ristorante li vicino e all'ingresso c'era un cartello che non avevo mai visto se non in televisione: "obbligo di giacca e cravatta".


Mangiammo in modo divino.

 Quindi mia cugina mi chiese se volevo vedere l'appartamento che aveva in centro e poi di andare a prendere le mie cose.

 Le risposi di si per l'appartamento ma dissi che per le mie cose avrei preferito far con calma e da sola, che mi sentivo un po' in imbarazzo a far vedere la confusione che c'era in casa mia in questo periodo e, visto che gli avevo già spiegato la mia situazione nell'ultima settimana, mia cugina disse che mi lasciava la sua macchina in modo da poter essere totalmente indipendente.


Il suo appartamento non era proprio come me l'aspettavo: 300 mq all'ultimo piano di uno dei più bei palazzi d'epoca della città; arredato con gusto e con un soggiorno che doveva essere almeno 120 mq, praticamente metà appartamento.


Infine andai a casa mia, raccolsi le mie cose buttando tutto quello che non mi sarebbe più servito: ora potevo permettermi di acquistare tutte le calze, le scarpe e le camicette che volevo, era inutile tenere le cose troppo vecchie.

 All'inizio pensavo che mi sarebbero servite dieci valige per portar via tutto ma poi a forza di buttar via roba vecchia salvai una valigia di vestiti, un paio di scatoloni di libri, una scatola con i miei ricordi, il computer rimesso nel suo imballaggio e la mia "borsa bondaggiosa" (così come la chiamavo io).

 Misi tutta la roba da portar via vicino alla porta e spostai tutto il resto verso il divano del soggiorno: che cambiamento, più guardavo il mio appartamento, più mi rendevo conto che avevo vissuto in una catapecchia ma essendoci cresciuta dentro ormai non ci facevo caso e mi ci ero affezionata.


Dopo tutto mi dispiaceva non poterla risistemare, adesso che avevo i mezzi economici, ma in quel quartiere era già stata progettata l'autostrada con il nuovo raccordo ed ormai avevano cominciato a demolire il palazzo vicino al mio.


Telefonai a mia cugina chiedendo se il maggiordomo avrebbe potuto darmi una mano a caricare i pacchi ma lei mi disse che bastava che prendessi lo stretto indispensabile e che poi avrebbe mandato dei facchini.

 Già, i facchini.

 Non ci avevo pensato, non ero ancora abituata a pensare in grande anche per le cose semplici, d'altronde perché far fatica se si può pagare qualcuno che lo faccia al posto tuo?
Questa nuova situazione cominciava ad entusiasmarmi e cosi presa la valigia dei vestiti e la mia "borsa bondaggiosa" e me ne tornai alla villa.


- Sono le cinque, ti va' di andar a far un giro per negozi? - chiese mia cugina appena portate le valige in camera.


Ci avviammo verso il centro città ed in macchina mia cugina mi chiese quali fossero i miei gusti in fatto di vestiti.

 Appurato che la mia passione erano le calze e le scarpe, cominciammo da quelle e poi continuammo con vestiti e accessori fino alle nove di sera: l'ultimo negozio fu quello delle borsette, dove mia cugina lasciò una lauta mancia visto l'ora che avevamo fatto fare al commesso e la quantità indescrivibile di scatole che gli avevamo fatto tirar fuori.


Tutto era stato portato a casa dai facchini dei negozi, anche perché sulla spider di mia cugina non ci sarebbe stata nemmeno la borsa della biancheria intima; così quando arrivai a casa mi accorsi che era più la roba comprata di quella che mi ero portata da casa.


Cenammo con calma e, come la sera precedente, tutto era stato squisito.

 Dopo cena le dissi d'esser stanca e che avevo voglia di andare a dormire; così mi ritirai in camera mia ma non prima d'aver visto dove dormiva mia cugina: anche la sua camera sembrava venir fuori da un libro di favole e io le dissi che vista la dimensione della villa, le sette stanze per gli ospiti e tutto il resto sarei stata felice se sarebbe rimasta a vivere con me almeno per il momento.

 Mi sentivo ancora spaesata e l'idea di dover rimanere lì da sola non mi attirava molto.


Mi infilai la mia nuova tenuta da notte, coulotte e sottoveste corta, di seta, di color blu notte con ricami in pizzo leggerissimo leggermente dorato, che era stato il mio sogno da quando mi ero messa insieme con il mio ultimo ragazzo, ma visti i prezzi avevo rinunciato definitivamente ad acquistarli.


Avevo fatto un sacco di compere ma me ne sarei occupata il giorno dopo.

 Mi infilai sotto le coperte e mi accorsi subito che non sarei riuscita a dormire facilmente, un po' perché avevo voglia dei miei giochini, un po' perché questa nuova situazione era ancora un sogno a qui facevo fatica ad abituarmi.


Mia cugina bussò alla porta.


- Avanti, vieni pure non sto dormendo.
- Ho visto la luce accesa e allora ho pensato che non riuscivi a dormire.

 Caspita come ti sta bene quel completo, devo farmene uno anch'io!


- Sai, è tutto così nuovo per me, mi sembra di non meritarmelo! -
- Vedrai che non farai fatica ad abituatici. Volevo chiederti una cosa. Ieri sera... forse non avrei dovuto, ti ho aiutato a cambiarti e... è sono rimasta a dir poco sconcertata della mancanza di un reggiseno che copra i capezzoli: non lo trovi scomodo?


Arrossi leggermente


- Di solito non vado in giro così ma era l'unica cosa un po' decente che avevo a disposizione; come ti ho già detto non mi aspettavo tutto questo e non ero preparata.
- Ho notato anche dei strani segni sui polsi ma.... non riesco a capire come hai fatto a procurarteli?! -


Io allora sono arrossita ancora di più: se la questione del reggiseno l'avevo più o meno schivata, non era andata così per i polsi, non sapevo cosa dire e mia cugina lo aveva capito


- Mi dispiace non volevo metterti in imbarazzo, non sono affari miei ma non riesco proprio a capire: mi hai detto che il tuo ragazzo ti ha lasciato e l'unica cosa che mi viene in mente sono manette o corde. Non sarai mica stata stuprata!? -


Io mi misi a ridere e siccome non riuscivo a smettere mi resi conto di quanto fosse stupido continuare a nascondere l'evidenza: così le raccontai tutto, le mie prime esperienze con lui, la delusione dell'abbandono, la sensazione di esser stata usata, ma anche le mie esperienze in rete, la scoperta di questo mondo nuovo per me.

 Era la prima volta che raccontavo questo mio piccolo segreto a qualcuno.

 Lei mi ascoltava incuriosita e continuava a chiedermi maggiori spiegazioni soprattutto sulle sensazioni che si provano.

 Cominciò a dirmi che anche lei era sempre stata attratta dall'idea delle corde ma che per il suo senso del pudore e la paura che svelando certe sue voglie venisse presa per una depravata, l'avevano bloccata e costretta ad abbandonare le sue fantasie.


Così lei mi chiese dove tenevo tutte quelle cose di qui le avevo parlato ed io un po' titubante tirai fuori la mia borsa.

 La prima cosa che le feci vedere furono i foulard e le sciarpe, poi la ball-gag ed infine la mia "cintura erotica" con i due falli.


- Come due?? Dove lo metti il secondo??


- Non riesci ad usare un po' di immaginazione? - le dissi ridendo - Va messo dietro e ti assicuro che è la parte più divertente! - 


Lei non credeva ai suoi occhi ma allo stesso tempo era quasi terrorizzata da quello che vedeva: le sue fantasie adolescenziali stavano tornando fuori come una mandria di bufali inferociti! Si sentiva eccitata e spaventata allo stesso tempo.


- Non hai mai avuto paura che qualcuno ti scoprisse o che qualche ladro entrando e trovandoti così ti violentasse e magari uccidesse? -
- Beh, intanto non veniva mai nessuno a casa mia, il quartiere e mezzo diroccato e quindi i ladri sanno di non trovarci niente e poi non ho mai pensato a un pericolo effettivo: ero sempre troppo concentrata su quello che stavo facendo.
Mi accorsi allora che dentro la borsa erano rimaste le pinze per i capezzoli, le manette e altre cose; così tirai fuori tutto quello che rimaneva dentro, rovesciandola sul letto.


- Cosa sono queste? - chiese indicando le pinze.


- Si applicano ai capezzoli e servono per stimolare maggiormente gli impulsi sessuali.

 Con i gommini non fanno tanto male, ma se li togli - le dissi mentre toglievo uno dei cappuccetti facendogli vedere i denti d'acciaio appuntiti - diventano davvero terribili! -


- Ho voglia di provare ma allo stesso tempo ho una paura pazzesca e mi vergogno da morire di ammetterlo così.


Questa volta era diventata lei tutta rossa e teneva in mano quella ball-gag come se si fosse bloccata a metà strada, presa da un attacco di panico che l'aveva a dir poco impietrita.


- Guarda si mette così - dissi io prendendole delicatamente il giocattolo e passandoglielo dietro le spalle - si infila tra i denti e si stringono le cinghiette dietro la nuca.


- Mhhh - fece Patty tentando di dire qualcosa con una specie di sorriso come ad indicare la sua gratitudine.


Allora gli presi le mani e gliele ammanettai davanti, la feci spostare un po' più indietro verso uno dei piantoni del baldacchino e fissai le manette in alto sopra la testa con una delle sciarpe: lei sembrava sempre più eccitata, così presi una vibratore e glielo infilai nelle mutande facendolo aderire alla sua vagina.

 Non so quanto potevo averlo posizionato bene visto che indossava in pigiama in seta con i pantaloni e che le mutande erano un po' strette.

 Evidentemente le piaceva, aveva chiuso gli occhi e si stava già abbandonando alle sensazioni che provava.


Mi sentivo a disagio in questa nuova veste ma capivo di dover prendere le redini del gioco in maniera più salda: presi due sciarpe e con la prima le legai assieme le caviglie.

 Con la seconda le strinsi le gambe appena sopra le ginocchia ed infine presi un foulard bendandola ben stretta con tre giri, coprendo anche il naso in modo da darle la sensazione di totale impotenza.

 Mancava qualcosa: presi le pinze per i capezzoli rimettendo a posto il tappino di gomma ma allentando completamente la vite e gliele applicai ai capezzoli.


Forse ero stata un po' troppo brusca, perché scatto urlando dentro al bavaglio che per fortuna aveva attutito il suono, ma poi mi resi conto che lo scatto era dovuto più alla paura e alla sorpresa che al dolore.

 Cominciò a dimenarsi cercando più piacere dal vibratore che aveva tra le cosce e allora con una mano sulla catenella cha univa i capezzoli ed una mano sul vibratore iniziai a muoverle in varie direzioni, dando un leggero tormento ai seni e piacere tra le cosce.


Non mi sentivo una lesbica e non volevo nemmeno vedermi come una che era obbligata a darle piacere per ripagarla di tutto quello che mi stava dando, però la cosa cominciava a piacermi e mi resi subito conto che come donna ero in grado di capire le sue sensazioni e di usarle per aumentare la sua eccitazione fino a portarla all'orgasmo.

 Cadde praticamente dal letto e per fortuna la sciarpa che bloccava le manette contro il piantone del letto, scivolo lungo lo stesso permettendole di arrivare per terra senza rimanere appesa per i polsi con conseguenti lividi.


Mi accorsi subito che ero stata tanto brava a procurarle l'orgasmo quanto imprecisa nel mio tentativo di legarla.


Lei era ancora lì che si contorceva in preda all'orgasmo quando io cominciai a liberale le gambe e le braccia dalle sciarpe che la bloccavano, ma le lasciai le manette e il foulard con il bavaglio: speravo che apprezzasse anche lei quella piacevole sensazione di abbandono totale che provavo io dopo un orgasmo o al termine delle mie sedute di bondage.


L'aiutai a distendersi sul letto e anche se aveva la faccia coperta dal foulard era evidente che si trovava ancora in quella specie di "trance" che rapisce noi donne nei momenti che susseguono un orgasmo travolgente.


- Quando vuoi che ti liberi basta che mi fai un segno - le dissi dolcemente all'orecchio.


Rimase immobile ancora un paio di minuti mentre io raccoglievo e sistemavo le sciarpe e tutto il resto cercando di far piano e di non distogliere Patty dalle sue sensazioni.

 Alzò le mani come ad indicarmi di toglierle le manette e, dopo che gliele avevo toltole, si slaccio da sola la ball-gag scoprendo immediatamente quella sensazioni di liberazione per la possibilità di muovere di nuovo la mascella.

 Infine si tolse la benda e mentre aveva le mani dietro la nuca nel tentativo di slacciare il nodo che avevo fatto, mi venne istintivo dargli una tiratina alla catenelle delle pinze che aveva ancora attaccate ai capezzoli.

 Doveva essere veramente sensibile in quella zona perché si piego in due di scatto e smise di lavorare con le mani come ad assaporare ancora quella sensazione.

 La lasciai in pace e lei ricomponendosi, finì di togliersi la benda.


- Non avevo mai avuto un orgasmo così dirompente - confessò mia cugina con evidente affanno - e non pensavo che si potesse raggiungere tali livelli. La sensazione di impotenza, anche se era più simbolica, era davvero forte e quelle mollette hanno dato il colpo di grazia! 


- Questo era solo un assaggio, io non sono molto esperta in questo campo e in internet ho visto delle cose veramente al limite dell'immaginabile! -
- Beh, se questo era un assaggio non vedo l'ora di assaporare il primo, il secondo e il dolce!! -
Era euforica, sembrava che avesse voglia di ricominciare ma mi fece subito capire che era interessata alle immagini di cui le avevo parlato.


- Non ti sembra che sia un po' troppo tardi per collegare il computer? -
- Domani non abbiamo niente da fare e possiamo alzarci a che ora vogliamo! -
Allora andammo di sotto dove c'erano gli scatoloni con ancora dentro il mio computer e dopo essermi fatta aiutare a montarlo in camera mia, lo accendemmo con trepidazione e fretta di vedere cosa c'era dentro.


Nella villa non c'era l'ADSL ma per fortuna io mi ero scaricata alcune delle immagini che mi avevano colpito di più e mentre sfogliavo le foto, sentivo Patty che si stava eccitando nuovamente.


- Guarda che per un'altra seduta sarà meglio aspettare domani. le dissi io - È meglio che elabori le sensazioni che hai provato prima di ricominciare. È più bello se le cose si fanno per gradi, le assapori di più. 


Credevo davvero a quello che stavo dicendo, ma era soprattutto la voglia di rimanere sola per poter godere anch'io di tutti quegli strumenti che mi spingeva a rimandare a domani tutto il resto.


- Lo so che ne hai voglia anche tu - disse lei, con un sorriso dolce e profondo, intuendo i miei pensieri - e che non vedi l'ora di rimanere sola per poter godere anche tu! -
- Lo ammetto - dissi timidamente - ma mi sentirei imbarazzata a guardarti mentre mi leghi e mi masturbi! -


Avevo fatto una bella frittata e mi ci stavo infilando dentro con tutte le mutande!


- Beh, se è solo questo il problema!? - e così prese il foulard e si mise a bendarmi.


La sentii armeggiare con il mouse, probabilmente in cerca di qualche foto alla ricerca di un ispirazione.

 Quando fu soddisfatta di quello che aveva trovato, mi fece alzare, mi portò in mezzo alla stanza e qui mi legò i polsi dietro la schiena: era molto approssimativa nel legare ma non mi andava di interrompere quello che stava facendo per dirgli di stringere di più: sarei stata al gioco e basta.


Poi si allontanò da me e mi lasciò li sola per andare a preparare qualcos'altro.

 Tornò e comincio a legarmi le caviglie con una corda, una alla volta e non unite come mi aspettavo, ma separate; solo allora mi ricordai delle colone e capii che dovevo trovarmici in mezzo.

 Armeggiava alla mia destra con qualcosa e non vedevo cosa stava facendo, quando mi sentii tirare la caviglia e dovetti allargare le gambe per assecondare la tensione: per poco non finivo a terra e Patty che si era accorta dello sbaglio si alzo e venne vicino a me per sorreggermi.


- Per piacere allarga le gambe - disse con una certa soddisfazione.


Allargai le gambe come richiesto finendo con i piedi a circa un metro di distanza uno dall'altro.


- Ce la fai a rimanere così? -
- Forse è meglio se mi fissi braccia in modo da non farmi cadere - dissi io sperando che mi legasse le braccia in alto alle colonne.


- Non ti preoccupare e lascia che sia io ad occuparmi di come fissarti.

 Però non so come imbavagliarti visto che quella pallina con i lacci di prima e ancora sporca della mia saliva! -


- Puoi prendere un fazzoletto, lo appallottoli facendo in modo che verso la parte interna della gola, non vi siano punte o altre parti che stuzzicandomi il palato possano farmi venire conati di vomito. Poi lo fissi dentro con un foulard o un collant facendo parecchi giri in modo che non fuoriesca.


Mi prese in parola! La sentii armeggiare sul letto e poco dopo venne dietro di me e mi chiese di aprire la bocca.

 Incominciò ad infilarmi dentro il fazzoletto che diventava sempre più grosso: non era un fazzoletto ma era un foulard!!
- Mhhh -
- Lo so, è un foulard, ma è di seta e dovrebbe comprimersi abbastanza da poter entrare tutto in bocca.


Non so come ma riuscì a cacciarmi dentro tutto e poi cominciò ad avvolgere attorno quella che penso fosse una delle sciarpe di seta facendo tre giri molto stretti, sicuramente più stretti delle corde alle mani.

 Ci mise sopra un foulard prendendo anche il naso.


- Mhhhhhh! - 
- Cosa c'è? Non riesci a respirare? -


Feci di sì con la testa.


- Prova a respirare? - 


Io feci un respiro lento e profondo ed in effetti riuscivo a respirare a fatica ma abbastanza bene.

 Lei mi diede un pizzicotto leggero al capezzolo attraverso la sottoveste facendomi sobbalzare per la sorpresa e, ridacchiando serenamente, continuò ad imbavagliarmi facendo altri giri attorno alla mia bocca e facendo un bel nodo dietro la nuca.


Non ero ancora legata seriamente ma già sentivo la sensazione di impotenza!
Ricominciò con le gambe e la sentii fissare le corde legate alle caviglie, attorno alla base delle colonne.


- Prova a tirare - mi disse mettendomi la mani all'altezza del torace per evitare che cadessi - mi sembra che questa parte sia stata fata bene! Che ne dici? - e mi diede un pizzicotto anche all'altro capezzolo.

 Sembrava sempre più divertita, come se la parte da "padrona", che a me non era piaciuta proprio tanto, a lei la divertisse al quanto.


Stava di nuovo armeggiando vicino al letto e quando tornò, capii ancor prima che cominciasse ad infilarmelo dentro, cosa aveva preso.

 Evidentemente non ne aveva mai usato uno prima, perché ora che riuscisse ad infilarmeli dentro tutti e due ed allacciare le cinghie, passai dei momenti terribili dovuti anche alla mia posizione.


Era chiaro che aveva in mente qualcosa perché da qualche minuto non si stava occupando più di me ma continuava ad andar avanti ed indietro dalla stanza, senza che riuscissi a capire cosa stava combinando.

 Il bavaglio cominciava a pesarmi e l'inattività dei due falli che avevo piantati dentro mi creava un senso di frustrazione indescrivibile.

 Cercai di farglielo capire con qualche mugugno la lei si limitò a dirmi che aveva quasi finito e che dovevo avere pazienza.

 Pazienza?! Ma io volevo venire! Avevo bisogno di venire o sarei impazzita!! Per risposta lei mi diede altri due pizzicotti ai capezzoli e subito dopo denudo i seni spostando le spalline lasciando scivolare la sottoveste.

 Senti la morsa delle pinze e capii subito che non avevano i gommini: non aveva nemmeno capito l'uso della vite e quindi me li applico lasciando che mordessero la mia tenera carne fino in fondo! Pensavo che mi si stessero per staccare.

 Ma poi la cosa divenne ancora più divertente per lei  e dolorosa per me perché evidentemente aveva attaccato una corda alla catenella che univa i morsetti e l'aveva legata a qualcosa davanti a me, tendendo sempre più la corda e di conseguenza i miei seni e i miei capezzoli.


Cominciai a mugugnare dentro al mio bavaglio e lei per tutta risposta accese i vibratori mettendosi dietro di me per evitare che cadessi in avanti.


Non potevo credere a quello che mi stava accadendo! Per fortuna venni in un orgasmo liberatorio ed insperato a quel punto, che mi procuro altre fitte ai capezzoli e ai seni.

 Come se non bastasse, finito l'orgasmo cominciò a slegarmi proprio il bavaglio e la benda, poi le mani e a togliermi i falli tra le gambe.

 Passò  solo in ultimo ai capezzoli e alle caviglie, senza pensare che per togliere le pinze ai capezzoli avrebbe dovuto fare delicatamente! Caddi dal dolore, dovuto alla circolazione che improvvisamente ritornava nelle zone martoriate, lanciando un urlo che spaventò non poco mia cugina.


- Scusa, ho sbagliato qualcosa vero?? -


Non capivo se l'aveva fatto apposta o se solo era incosciente ed inconsapevole del dolore che mi aveva dato.

 Era stata di sicuro la peggior esperienze di bondage mai avuta: non solo non aveva capito quello che piaceva a me, ma mi aveva fatto davvero male ai capezzoli e l'orgasmo era stato più per il dolore che per il piacere.

 Ci misi almeno dieci minuti a riprendermi, con mia cugina che finalmente aveva capito quello che aveva fatto e continuava a dirmi che le dispiaceva, che non era sua intenzione farmi male ma che voleva solo restituirmi l'orgasmo avuto prima, con qualcosa di speciale ispirato proprio dalle foto che io stessa gli avevo detto essere le  mie preferite.


- A me piace il bondage. Cioè l'essere legata, impotente, e poter godere di questo. Non il dolore. Le pinze che ho preso avevano solo la funzione di aumentare la mia sensazione di impotenza e di sottomissione.
- Mi dispiace, non volevo che soffrissi ma solo che provassi quella sensazione di costrizione di cui mi avevi parlato e che avevo capito essere la tua unica vera passione. Mi dispiace e non so come farmi perdonare.
- Legami di nuovo - le dissi io - ma questa volta fallo come piace a me: mani e piedi ai quattro angoli del letto e il vibratore solo appoggiato contro le grandi labbra, in modo da portarmi all'orgasmo lentamente.
Dopo solo cinque minuti io ero di nuovo legata, ma questa volta al letto come richiesto.


- Mi rimetti la benda e la ball-gag, per piacere? -
- Cos'è.
- È quel bavaglio a forma di pallina che ho usato con te.
- Ma è sporco della mia saliva. mi disse lei preoccupata.


- Non fa niente..


Fece come volevo e dopo avermi bendato ed imbavagliato, questa volta in maniera delicata, poggiò il vibratore sul mio sesso ancora gonfio per l'orgasmo precedente.


Non riuscivo a sentire l'orgasmo che saliva e avevo paura che ormai, per quella sera, non ci sarei più riuscita, quando all'improvviso Patty fece una cosa inaspettata iniziando a leccarmi dolcemente i capezzoli: cominciavo a pensare di essere lesbica perché la cosa stava funzionando.

 Poco dopo mi dimenavo sul letto inarcandomi in preda ad uno dei più bei orgasmi mai avuti e il motivo principale erano sicuramente le leccatine ai capezzoli che, ridotti com'erano dalla tortura di prima, erano diventati sensibilissimi.


Mi lasciò così legata per alcuni minuti coprendomi con le lenzuola: aveva cominciato a capire.






FINE









Commenti

  1. coppola76: bellissima storia Miles! La descrizione del bavaglio è favolosa! E proprio come piace a me, foulard gigante ben appallottolato e ficcato in bocca, e sciarpa grossa, soffice e morbida passata attorno alle labbra e la testa e infine nuovo foulard a ricoprire il tutto e passato anche sul naso. Fantastico!!! Anche il tipo di legatura e sempre ben descritto, bravissimo l'autore.
    Dispiace x la parte dell'orgasmo doloroso, anche xchè come sai, io sono come la protagonista, adoro il bondage ma il dolore non a mai fatto parte del mio immaginario bondaggioso! Anzi, immagino da sempre tantissime pellicce e altre cose di morbido soffice pelo da poter usare nel bondage..:)
    Il finale e bellissimo e lascia intuire un seguito molto romantico e dolce x le 2 ragazze. Quello si che è un orgasmo come si deve!
    L' introduzione e un po' lunga, ma ci voleva, l'inizio della storia doveva essere ben descritto x capire il finale! Ciao Miles, e grazie anche x questa tua splendida rubrica! Buona giornata!

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