Storie d'altri tempi - Il bandito gentiluomo

In questa rubrica, più o meno ogni giovedì, apparirà una storia NON scritta da me. Si tratta di storie che sono state postate sul mio ormai scomparso "blog collettivo" tra il 2004 e il 2014, storie scritte da voi, storie spesso davvero interessanti. 

Le storie sono opera di fantasia, e raccontano la realtà in chiave romanzesca. Né il sottoscritto nè gli autori intendono in alcun modo giustificare o incoraggiare la sopraffazione o la violenza in ogni sua forma.

Una storia di: Barbara

postata il 3 dicembre 2004

Il bandito gentiluomo 




Questa volta voglio dirvi com'è incominciata la mia avventura bondaggiosa (che dura ancora adesso) con il mio amico Federico, quello che ha anche una casa in campagna e di cui vi ho già raccontato una mia avventura di quando ero andata un sabato pomeriggio a trovarlo in cascina. 
L'avevo conosciuto per caso, quando mi era stato presentato a casa di amici comuni, un mesetto prima del fatto che adesso vi narrerò. 
Devo aggiungere che, fin dal primo incontro, avevo subito notato un certo feeling tra di noi, e avevamo chiacchierato a lungo, e siccome a me piace stuzzicare le persone sull'argomento "bondage" per vedere le loro reazioni, quella volta avevo portato deliberatamente il discorso sui giochi che si facevano da ragazzi, gli avevo detto di quelli che avevo fatto io tipo guardie e ladri e simili, e di come mi fosse capitato spesso di essere catturata dai mie amichetti, ecc. ecc. 
E dalle sue parole sull'argomento mi era parso di capire che anche lui avesse fatto giochi di quel tipo e che ci si era anche lui divertito parecchio. 
Prima che arrivassero altri a unirsi a noi, introducendo discorsi di altro tipo, aveva fatto in tempo a  un rapido accenno sulle donne che, secondo lui, sono brave solo se quando sono legate, cosi non possono fare danni, aveva aggiunto con un largo sorriso. 
Dal che ne avevo dedotto che probabilmente il bondage non gli fosse del tutto sconosciuto, né indifferente. 
Mi ero quindi riproposta di sondare meglio la cosa alla prima occasione e quindi gli avevo promesso che magari, una volta o l'altra, avrei anche potuto andarlo a trovare in campagna... 



Ero ferma a un semaforo,in bicicletta, verso le 4 del pomeriggio, e mi sento chiamare. 
Era Federico, anche lui in bicicletta, che arrivava da dietro e si è fermato di fianco a me. 
- Guarda chi si vede. Come va? Quanto tempo che non ci vediamo. ecc. ecc. 
Ci siamo fermati, ci siamo spostati vicino al marciapiede così abbiamo scambiato due parole. 
Tra l'altro a un certo punto mi ha chiesto se mi ricordavo della promessa fattagli, di andarlo a trovare in campagna, e io gli ho risposto che il motivo per cui non l'avevo più contattato era che temevo che lui mi avrebbe fatto qualche ...brutto scherzo. 
- Scherzo ...io? Ma quale scherzo? Sono una persona seria, cosa ti credi. 
-Si, si. Lo so quanto sei serio. Se non sbaglio mi pare di ricordare che mi avevi detto che secondo te le donne sono brave solo quando sono legate per benino in modo da non poter far danni. 
- Io ho detto una cosa del genere? Non mi ricordo proprio. 
E subito dopo si è messo a ridere e ha aggiunto: 
- Ma dai, con te non si può scherzare. Parlavamo di giochi fatti da ragazzi, no? E mi pare che tu mi avessi detto che anche tu,da ragazza, ti fossi divertita a fare i giochi dei cow-boys e degli indiani. 
(Dunque se ne ricordava, interessante.) 
- Beh. Finchè era un gioco, poteva anche essere divertente - gli ho risposto io. 

Siamo andati avanti un po' così, scherzando, poi mi ha chiesto dove stavo andando e gli ho risposto che stavo tornando a casa. 
Mi fa: 
- Senti, non è che abbia impegni urgenti. Se vuoi ti posso accompagnare. Ti va? 
Ho immediatamente sentito una specie di brividino, immaginando uno sviluppo imprevisto degli avvenimenti. Ho sentito una specie di contrazione allo stomaco e gli ho detto: 
- Se ne hai voglia, accompagnami pure, ma non farti idee strane, eh! Tanto devo solo salire a prendere una cosa che ho dimenticato e poi riparto subito.. 

Beh. Non ha avuto nemmeno un attimo di esitazione. Così siamo andati fin sotto casa mia. 
Quando siamo arrivati mi fa: 
- Carina questa casa, chissà se è bella anche dentro. Senti, ma non è che mi faresti un caffè? Poi usciamo e ti accompagno. Dai, solo cinque minuti. 
Faceva una faccia buffissima, e sono scoppiata a ridere. 
- OK. Vada per il caffè. 

Siamo saliti e naturalmente gli ho fatta vedere la casa per bene (non che ci fosse niente di particolarmente interessante) ma sembrava curioso. Poi siamo seduti in cucina e ci siamo fatto un caffè. Era gentile, educato, con un'aria un po' sorniona e ....mi stava venendo un certa voglia pruriginosa Bisogna anche tenere conto che erano almeno tre mesi ormai da quando mi ero ritrovata single, e per tutto quel tempo, di giochino con le corde, neanche l'ombra. 

Aspettavo che facesse lui il primo passo, ma avevo l'impressione che non fosse del tutto a suo agio. Così ho preso in mano io la situazione. 
Sono tornata sul discorso dei giochi che si facevano da ragazzi. Ci abbiamo scherzato ancora un poco poi ho piazzato la botta. 
Gli ho chiesto se da allora non li aveva più fatti, e ho aggiunto: 
- Comunque, secondo me, tu sei un uno di cui bisogna fidarsi poco. Non è che, per caso, qualche volta, con le tue donne, hai ancora fatto in modo che ....non potessero fare danni? 
(Più diretto di così...) 
Mi ha guardato come a volersi sincerare che gli avevo fatto proprio quella domanda. 

Si è messo a ridere. Sembrava finalmente rilassato e mi ha detto: 
- Lo vuoi sapere? Però è una confidenza, e non devi dirla a nessuno. Proprio tre giorni fa ho teso un'imboscata a una mia carissima amica mentre era in cucina quando aveva appena finito di fare una torta. 
- E com'è finita? 
Ha sorriso, poi, guardandomi dritto negli occhi, ha detto: 
- Legata a una sedia! Due ore! 
- Ma allora avevo ragione io a pensare che con te non c'è molto da fidarsi. Ti piace ancora giocare, eh? Qual'è la tua specialità, le imboscate? 
Mi ha guardato per un momento in silenzio, poi mi fa: 
- Si, mi vengono abbastanza bene. Se ti fidi, se ...vuoi provare... 

Eravamo arrivati al punto di non ritorno. 
Ho risposto semplicemente: perché no. Mi ha chiesto se avevo delle corde e gliene ho date in abbondanza, più fazzoletti, foulard, cintura dell'accapattoio ecc. 
Non è sembrato neanche stupito che avessi tutta quella roba quasi a portata di mano. 
Ero eccitata e irrequieta. Sapevo che ormai non mi potevo più tirata indietro, e tra poco mi sarei trovata indifesa nelle sue mani. 
Gli ho ancora detto che i banditi che tendono imboscate a me piacciono solo se sono gentili. 

Lui ha sorriso e ha risposto che un gentiluomo lo è sempre, anche quando è costretto a fare il bandito. Così gli ho detto di aspettare, sono andata un momento in bagno e ne ho approfittato per cambiarmi la biancheria e mettere un bel reggiseno a balconcino. 
Quando sono tornata in cucina pensavo di trovarlo con una corda già in mano ed ero pronta a giragli la schiena con i polsi incrociati, ma lui era ancora tranquillamente seduto e mi ha prevenuta dicendomi che, dal momento che doveva essere un'imboscata, dovevamo decidere come si sarebbe svolta la cosa. 
Non avevo idee in proposito, allora lui ha preso tutta la roba che gli avevo dato, l'ha messa in un sacchetto di plastica e poi mi ha chiesto se mi andava bene essere sorpresa dal bandito che si era introdotto di nascosto in casa per rubare. 

Mi sembrava di essere tornata ai giochi di quando ero piccola. Gli ho detto che per me andava benissimo. 
- OK. Allora facciamo che adesso sei stanca e, siccome vuoi riposare, te ne vai in camera a dormire. 
- Ma ...devo mettermi a letto? 
- Direi di si, dal momento che vuoi dormire. 
- OK, però non mi va di svestirmi. Mi metterò sul letto come quando nel pomeriggio sono stanca e mi riposo un po'. 
- Fa come ti pare. Va benissimo come fai normalmente. Per me è lo stesso. 
- Va bene, ma io, normalmente, se vado a riposare sul letto, mi tolgo i pantaloni, anche perchè adesso fa abbastanza caldo, ma oggi credo che sia meglio di no, OK?. 
Volevo capire fin dove voleva arrivare. 
E lui, tutto tranquillo, mi fa: 
- Senti, se cadi in un'imboscata, vuol dire che non è che te l'aspetti prima, no? Quindi secondo me dovresti fare tutto come fai sempre, comunque decidi tu.. 
Il discorso non faceva una piega, e poi ....ero veramente curiosa di vedere come sarebbe andata a finire. E incominciavo anche a sentirmi un po' eccitata da come si stavano avviando le cose. 

Sono andata in camera, ho tirato giù la persiana in modo che ci fosse solo penombra, mi sono tolta la maglietta e i pantaloni, e mi sono infilata sotto il copriletto con addosso solo reggiseno e mutandine. Mi dicevo che ero una pazza ma ormai ero in ballo, e sentivo il cuore che andava a mille. 

Nella casa tutto era in silenzio, e non si sentiva volare una mosca. Si può immaginare quanto potessi riposare, nell'attesa di quello che stava per capitarmi. Comunque ho chiuso gli occhi, girandomi sul fianco in modo da dare la schiena alla porta e ho fatto finta di dormire. 
Non è mica arrivato subito. Avrò aspettato almeno un quarto d'ora. 
Poi l'ho sentito arrivare alle mie spalle, piano, piano, in punta dei piedi e sono stata ferma immobile con gli occhi chiusi. 
Lentamente ha tirato giù il copriletto fino ai piedi ed ho sentito l'aria fresa sulla pelle nuda. Io sempre ferma immobile. 
Mi ha posato una mano leggera sulla spalla, spingendo appena appena, come a voler farmi girare a pancia in giù. Forse una che dorme a quel punto si sveglia, ma io ho fatto due grugniti, un lungo sospiro, facendo finta di essere sempre addormentata, e mi sono girata a pancia in giù con le braccia abbandonate lungo il corpo. 

Devo dire che mi toccava con una delicatezza incredibile. Mi ha spostato lentamente prima un braccio e poi l'altro, in modo che i polsi fossero incrociati, poi ho sentito la corda che si avvolgeva e i nodi che la bloccavano. 
Non ce la facevo più a fare finta di dormire, e poi mi stava venendo da ridere, così ho fatto finta di svegliarmi. 

Ho fatto uno scatto come per girarmi, simulando tutta la sorpresa possibile che ci si potrebbe aspettare a trovarsi con i polsi legati nelle mani di un intruso, e lui mi ha appoggiato l'indice teso della mano destra contro la tempia, come fosse la canna di una pistola, e mi ha detto: 
- Sta buona e non ti succederà nulla di male. 

Poi tutto è andato avanti secondo il copione. 
Mi ha fatto sedere sul letto e mi ha legato le braccia contro il busto facendo passare la corda sopra e sotto il seno. Poi mi ha fatto stendere di nuovo e mi ha legato le caviglie e le ginocchia. 
Ho subito capito che doveva aver un bel po' d'esperienza perchè mi ha legata proprio per benino. Non troppo stretto da far male ma certamente ben immobilizzata, senza nessuna possibilità di liberarmi da sola. Poi ha collegato le caviglie ai polsi e ha tirato per bene la corda obbligandomi a piegare le gambe in una posizione abbastanza scomoda e stretta. 
Naturalmente non poteva mancare il bavaglio, così mi ha ficcato in bocca un fazzoletto appallottolato, e ci ha fatto passare sopra un foulard girato tre volte intorno alla testa. L'ha tirato per bene prima di annodarlo assicurandosi che fosse ben a posto e teso tra i denti. 

A quel punto e si è seduto sul letto di fianco a me, ha osservata il lavoro che aveva fatto con attenzione, ha controllato la tensione delle corde e ....ha allungato la mano a tastare la consistenza dei miei seni. 
Era difficile per me rimanere ferma sotto il suo tocco e così, quasi inavvertitamente, ho incominciato a gemere e a contorcermi, ma lui si è fermato quasi subito e mi ha detto: 
- Scusa se aprirò qualche cassetto ma devo trovare dove tieni i gioielli da rubare. 

Si è alzato ed è andato alla cassettiera che sta contro il muro, proprio di fianco al letto e, mentre io facevo tutta la scena dei mugolii e contorcimenti vari, si è messo ad aprire i cassetti. 

E di colpo ho sentito il terrore dentro di me. Un pò perchè ormai ero entrata veramente nella parte, ma soprattutto perchè non avevo considerato che le cose si mettessero a quel modo, che lui cioè si mettesse a frugare tra la mia roba, dove c'erano delle cose che non avrei mai voluto che lui vedesse. 
Infatti nel cassetto della biancheria intima, tra i reggiseni c'era (e c'è anche ora) un ball-gag con una grossa pallina rossa e un paio di manette di plastica, di quelle dei giochi da poliziotto per i bambini. Ma, quel che è peggio, dall'altra parte del cassetto, sotto i collant, c'erano due foto che mi aveva fatto il mio precedente ragazzo, in cui ero al mare, in topless, legata a un alberello e imbavagliata. 
E ce n'era anche un'altra, sempre fatta dal mio precedente boyfrend, in cui ero tutta nuda, legata a una sedia della cucina, imbavagliata con il ball-gag. 
Naturalmente il cassetto della mia biancheria intima è stato quello che l'ha interessato di più. 
Io mi agitavo come una pazza facendo segno di no con la testa, ma i miei contorcimenti erano del tutto inutili e il bavaglio funzionava molto bene. Più che gemiti e mugolii indistinti non riuscivo ad emettere. 
Lui intanto mi parlava: 
- Guarda, guarda. Mi sa che i gioielli sono proprio qui. E' inutile che ti agiti, sai, tanto vedrai che prima o poi li trovo. 
S'è messo a tirare fuori i reggiseni e naturalmente le manette e il ball-gag li ha trovati subito. 
- Ehi, e quest'affare a cosa serve? 
(Figuriamoci, aveva anche il coraggio di far finta di non saperlo) 
Io sono diventata tutta rossa ma credo che non se ne sia proprio accorto. L'ha rigirato un pò tra le mani poi l'ha posato sulla cassettiera. 
Dopo i reggiseni ha tirato fuori le mutandine, guardandole bene una per una, poi le calze e i reggicalze, alla fine i collant e lì ....sono venute fuori le foto! 
Le ha prese in mano, facendole scorrere con attenzione, poi si è girato verso di me con una faccia che non vi dico e ha detto: 
- Eccoli i gioielli! Hai visto che li ho trovati? 
E rideva. Ma sul davanti dei pantaloni si vedeva chiaramente un bel rigonfio. 
Ha preso la foto dove sono imbavagliata con il ball-gag, poi ha preso l'attrezzo ed è venuto da me. 
Io, giuro, volevo sprofondare, mi vergognavo come una pazza e se fossi stata libera l'avrei strozzato. 
- Ah, adesso capisco. Ecco a cosa serve. Guarda qui. 
Mi ha messo la foto davanti agli occhi. 
- Adesso fai la brava e mi fai vedere se quest'affare funziona oppure no. 
Mi ha di nuovo puntato l'indice alla tempia e ha detto: 
- Attenta, ti tolgo il bavaglio. Tu però devi stare zitta. Se dici una sola parola .....bam! 
Io ero annichilita, e poi non sapevo proprio come avrei dovuto comportarmi. Ma intanto ormai la frittata era fatta. 
Ha sciolto il nodo del bavaglio e me l'ha tolto. 
Ho avuto appena il tempo di fare un lungo respiro che mi ha spinto tra i denti la pallina e ha subito tirato i cinghietti bloccandola dentro la bocca. 
Poi è venuto davanti a guardarmi. Avevo la bocca spalancata con quell'affare che la riempiva, e siccome non aveva tirato proprio bene i cinghietti, riuscivo a spingerla un pochino in fuori. Forse con un pò di sforzo, sarei anche riuscita a liberarmene. Lui ha guardato con calma, ha provato con un dito a spingerla più dentro e si è accorto che non era ben tirata, così ha slacciato la fibbia e li ha stretti di un altro buco. 
Non potevo far altro che morderla e fare i soliti mugolii. 
A quel punto è andato a prendere le altre foto e le ha messe sul lenzuolo davanti a me, poi si è seduto anche lui e ha incominciato ad accarezzarmi. 
Sono sensibile, non posso farci niente, e poi, completamente immobilizzata com'ero, non potevo far altro che subire. 
Mi ha accarezzato i seni, i fianchi, la schiena, poi è sceso giù ed ha infilato la mano nelle mie mutandine. Ero tutta bagnata e se n'è accorto. 
E' tornato su, mi ha slacciato il reggiseno e l'ha fatto scendere per quanto le corde lo permettevano, poi ha ripreso lentamente ad accarezzarmi. 
Io mi contorcevo sentendo crescere l'eccitazione e mugolavo forte. 

Lui si è alzato un momento e si è tolto tutto quello che aveva addosso: ha un fisico asciutto e magro, niente male, e aveva un bel cazzo dritto e duro. 

Ormai capivo più poco e speravo solo che mi slegasse le gambe e me lo ficcasse dentro. 
Invece si è seduto di nuovo di fianco a me ed ha ripreso ad accarezzarmi e a toccarmi proprio nei punti giusti. In breve sono partita e a un certo punto, mentre lui mi succhiava un capezzolo ....sono venuta. 

Poi lui è andato un momento in bagno. 
Quando è tornato mi ha slegato la corda che collegava i polsi alle caviglie, così ho potuto distendere le gambe che incominciavano a formicolare. 
Mi ha aiutato a mettermi seduta, e si è seduto di nuovo accanto a me. 
Il cazzo nel frattempo aveva abbassato un poco la cresta ma, non appena ha ripreso ad accarezzarmi i seni, l'ho visto gonfiarsi e riprendere subito vigore. Sentivo che il respiro gli stava tornando grosso, così ho deciso che questa volta avrei fatto venire anche lui.  
Con la testa l'ho spinto indietro, steso con la schiena sul letto, poi, con un po' di contorcimenti mi sono sistemata di traverso sul letto,  con la faccia sul suo cazzo e ho incominciato a grattarglielo con il naso, premendo e soffiando. Sentivo il suo respiro sempre più grosso. Glielo schiacciavo spingendo su e giù la pallina del bavaglio e speravo che lui me lo togliesse per prenderglielo in bocca. Invece lui è rimasto lì fermo a farsi fare. 
Io continuavo ad essere legata come un salame, comprese le gambe, e non potevo muovermi granchè, ma gli ho lavorato per bene il cazzo con la pallina del bavaglio e dopo poco anche lui è venuto, inondandomi tutta la faccia. 
Questa volta, prima di andare a pulirsi in bagno, mi ha slegato le gambe, così ho potuto alzarmi dal letto e andare anch'io a raggiungerlo in bagno. Mi ha visto arrivare, con il busto ancora tutto stretto dalle corde, il bavaglio, e il suo sperma sul viso. Ha capito e mi ha lavato la faccia. 
Poi si è rivestito e mi ha detto: 
- Beh, è tardi e devo andare. Però un'altra volta i tuoi gioielli nascondili meglio. 
Ha preso le foto, le ha guardate ancora una volta, poi mi ha strizzato l'occhio e le ha rimesse a posto. Ha allungato una mano e mi ha dato ancora una strizzatina al seno, ha passato l'indice sulle mie labbra indolenzite per via del grosso bavaglio poi mi ha fatto ciao e si è avviato verso la porta di casa. 
Io l'ho inseguito terrorizzata che mi lasciasse legata a quel modo. 
E' arrivato fino alla porta e io gli dicevo di tutto ma naturalmente il bavaglio rendeva la cosa abbastanza incomprensibile. 
L'ha aperta e io cercavo in tutti i modi di spingerla per richiuderla, solo che io ero legata e lui no, e in più ho avuto il terrore che passasse qualcuno sul pianerottolo. 
Sono rimasta impietrita nascosta dalla porta mentre lui usciva, poi  se l'è tirata dietro e l'ha chiusa. 

Mi è venuto da piangere, perchè non avevo proprio idea di come avrei potuto liberarmi. Sono andata in cucina a prendere un coltello, e stavo provando fra mille difficoltà a tagliare almeno la corda che stringeva all'altezza dei gomiti, quando sento la porta di casa che si apre. 
Era lui che senza farsi accorgere aveva preso le mie chiavi di casa, ed era tornato. 
- Piaciuto lo scherzo? 
Gli sono andata contro nera di rabbia, e allora lui mi ha detto: 
- Hai mai visto un bandito che prima di andarsene, libera la sua prigioniera? Così magari lei chiama la polizia? Scusa sai, ma adesso che ho rubato i gioielli dovrò essere sicuro di potermi allontanare indisturbato. Quindi abbi pazienza, ma per un po' dovrai ancora stare legata. 
Mi ha spinta su una sedia, e nonostante tutti i miei sforzi, mi ha legato il busto alla spalliera e le caviglie alle gambe anteriori. Poi ha sciolto il nodo della corda che mi imprigionava i polsi ma l'ha lasciata avvolta com'era e mi ha detto: 
- Ecco, così avrai da lavorare un pochino. E io nel frattempo sarò lontano. Ciao, se vuoi sai dove trovarmi. Guarda che ti aspetto sempre da me in campagna, me l'hai promesso, OK?. 
Ha posato le chiavi di casa sul tavolo davanti a me e se n'è andato. 

Col fatto che la corda che mi legava i polsi non era più annodata, alla fine (diciamo  almeno un quarto d'ora) sono riuscita a liberarmi. 
Comunque non sono più uscita, e le altre commissioni in bicicletta le ho rimandate al giorno dopo. Avevo i segni delle corde da tutte le parti. 

* * *


In campagna da lui ci sono poi andata una settimana dopo, e da lì ha preso inizio la nostra storia, che dura ancora adesso. E di altre avventure con lui ne avrei da raccontare. 
Va bè, alla prossima. 


FINE

Commenti

  1. coppola76: davvero belle le storie di Barbara, molto ben descritte poi. Grazie x quest'ennesima storia Miles, non ti dico bugie, stavolta mi ero completamente dimenticato che fosse giovedì! Purtroppo quando non si lavora e tutti i giorni sono uguali a volte capita! Stai pubblicando molto storie di Barbara e mi fa piacere, come detto sono tutte molto belle, ce n'era una tipo una canzone. Se ricordo bene, era "Banane e lampone" di Gianni Morandi e lei l'aveva trasformata con parole sul bondage! Ma posso sbagliare! Buonanotte Miles

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    1. Salve. Non ricordo la versione "cantata" di Barbara. Però devo dire di avere sempre avuto un debole per le sue storie, per il modo appassionato in cui le scriveva.

      Miles

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    2. coppola76: era davvero brava, anche a me piaceva molto x lo stesso motivo. Buona giornata Miles!

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