Katie - Making of ep. 25

Mi sto imponendo due regole, nel creare la serie di Katie. La prima è che in ogni illustrazione deve apparire almeno una ragazza legata e imbavagliata. L'unica eccezione in questo senso è l'episodio 11, ma questo solo perché ci tenevo a farlo in quel modo e pazienza. L'altra regola è nata un poco grazie alle conversazioni con i miei lettori, specie dei più attenti (saluto a questo riguardo l'amico Coppola76, che è sempre entusiasta ed incoraggiante, una vera boccata d'aria). La seconda regola, dicevo, è la seguente: quando nella storia compare un nuovo personaggio femminile, questi deve comparire anche nel disegno, almeno la prima volta.

Sia d'esempio l'episodio 16, nel quale Emma compare per la prima volta, e lo fa non solo nella storia ma anche nell'immagine, in tutta la sua arrogante bellezza. Dal momento che nessuno è interessato a quel buono a nulla di Frank, egli è declassato a mera sagoma controluce, sullo sfondo, ed è pure troppo.

Ho scritto l'episodio 25 più di un mese fa, ma il disegno che lo riguardava tardava ad arrivare. L'ispirazione per un disegno non è sempre a portata di mano. Inoltre c'erano delle aspettative su Vera. Sin dalla sua prima comparsa tutti i mie lettori si erano resi conto che si trattava di una donna forte, priva di scrupoli, un personaggio promettente in un contesto di damigelle in pericolo, e immaginavano sviluppi nei quali Vera avrebbe in qualche modo raggiunto Katie ed Emma, arrivando a sottometterle entrambe. Io invece avevo altre idee. Volevo a tutti i costi che Vera comparisse legata e imbavagliata. Seduta o in piedi, non lo sapevo ancora. Mi diedi a fare qualche bozzetto, provando vari tipi di abbigliamento, varie pose.



Nello specifico, comunque, avevo anche bisogno che nel disegno - coerentemente con quanto poi avveniva nella storia - Vera avesse i piedi liberi e che indossasse una gonna. Quando avevo abbozzato il testo la donna indossava solo la biancheria intima western, ovvero corsetto e calze, questo perché Armistice le ordinava di dare i suoi abiti a Doly, in modo che potesse coprirsi prima di scappare. Però dovevo buttare via questa stuzzicante idea in quanto nel frattempo mi ero reso conto che Vera aveva bisogno di un arma sotto i vestiti, per uscire dal pasticcio in cui si trovava, e se fosse stata svestita il trucco della pistola non ci sarebbe stato. A parte questo, ho faticato un poco a trovare la giusta impostazione, la giusta posa del corpo. Ci ho lavorato parecchio, ma alla fine, comunque, ci sono arrivato. Ecco il risultato.




Il disegno mi piaceva, ero riuscito a mettere insieme tutti gli elementi necessari. Era rispettata la somiglianza fisica di Vera con le immagini precedenti, inoltre era vestita in un modo che mi piaceva parecchio, ci tenevo che portasse la camicia, tanto per cambiare; mi piaceva l'espressione e la postura delle braccia, come se cercasse di divincolarsi. Infine, fatto non trascurabile, ricordava per certi aspetti la prima apparizione di Katie, quella del primo episodio. Mi piaceva stabilire un richiamo a distanza di oltre un anno. In questo disegno, che ben illustrava la storia, c'era solo un problema.

Armistice non si vedeva!

Nella storia se ne parlava, ma il lettore era costretto ad immaginarla, e questo, che ci crediate o meno, in una storia illustrata, non funziona! Solitamente nella narrativa tradizionale, che non si avvale del supporto di immagini, fornire descrizioni anche solo abbozzate funziona invece molto bene. Aiuta a fare in modo che il lettore ci metta del suo, con la propria immaginazione, rendendo la storia più vicina alle sue proprie esperienze. Nei romanzi ben scritti le descrizioni fisiche sono di solito poco più che veloci pennellate. Personalmente non amo i passaggi in cui un dato personaggio viene descritto con troppi dettagli. Ecco un esempio.

"Sottile e asciutto, Chase Benteen Calder portava il suo uno e ottanta di altezza con grande disinvoltura. Il peso del corpo era ben distribuito in robusti muscoli sul petto, sulle spalle larghe e nel girocoscia. Ventisei anni di vita avevano impresso durezza e determinazione sui lineamenti decisi e armoniosi del suo viso, una durezza che traspariva nella vivacità degli occhi scuri, nella breve interruzione del setto nasale e nella traccia pallida d'una cicatrice sulla tempia destra. L'esperienza lo aveva reso taciturno e guardingo e il sole l'aveva scurito." 

(Il pascolo dei Calder, Janet Dailey)

Gesù! Non è un personaggio, è una sega mentale! Se ha una cicatrice, e questa è funzionale alla storia, fai bene a dirmelo, ma impormi la tua immagine è un vero e proprio abuso. Come posso sostenere per altre quattrocento pagine l'insieme di dettagli che mi hai fornito?

Ancora peggio quando l'autore cerca di imporre una somiglianza con qualche celebrità.

"Langdon era riuscito a rivolgere al pubblico un sorriso imbarazzato. Sapeva quel che veniva ora — un commento ridicolo su un "Harrison Ford in giacca di Harris Tweed"

(Il codice Da Vinci, Dan Brown)

Nel senso che Langdon assomiglierebbe a Harrison Ford, anche se poi è arrivato al cinema con i tratti di Tom Hanks, con buona pace di Dan Brown.

E cito solo i primi due che mi sono venuti in mente. In entrambi i casi la vedo come una forma di imposizione. Ma attenzione, stiamo parlando di narrativa tradizionale. 

La mia serie non è di questo tipo. Non è nemmeno un fumetto. E' una specie di via di mezzo, un insieme di racconti illustrati, questo vuol dire che la storia procede attraverso le parole ma alcuni aspetti visivi sono forniti dalle mie immagini. Il patto con il lettore cambia. Sta a me fornire le immagini principali, inclusa la fisionomia dei personaggi, perché in un racconto illustrato funziona così, è ciò che il lettore si aspetta. Ed è giusto che sia così. Katie non è una qualunque ragazza di buona famiglia con una spruzzata di lentiggini e la pelle eburnea: Katie è quella che io ti faccio vedere, perché un racconto illustrato rinuncia ad una parte di prosa in favore di ciò che è raffigurato nell'immagine.

Con molta educazione l'amico Coppola76 ha rilevato questa lacuna, e in effetti anche io, riflettendoci su, mi sono detto che il disegno messo insieme con tanta fatica funzionava, sì, ma solo fino ad un certo punto. Bisognava che ci fosse dentro anche Armistice, per dare un volto alle sue parole e ai suoi gesti. In un racconto illustrato l'immagine arriva prima e la storia è il suo condimento. In teoria, ma solo in teoria (perché non ne sarei capace) la storia potrebbe anche non esserci e l'immagine dovrebbe dire tutto.

Perché non avevo incluso Armistice sin dall'inizio? Facile. M'ero stancato! Ci avevo rinunciato per pigrizia, ma se postare le proprie cose su internet ha un senso questo senso è proprio il parere è l'impressione di quei quattro santi che hanno la bontà e la costanza di seguirti, giorno per giorno, mese dopo mese, anche per anni.

Per questa ragione ho rielaborato il disegno, e per fortuna si è trattato di una operazione abbastanza facile, sul piano meramente tecnico. Del resto Armistice esisteva già nella mia mente, ho solo dovuto evocarla, vestirla di tutto punto e piazzarla nella scena. Ecco come appare il disegno dopo la sua rivisitazione.




Potete ben vedere che la figura di Vera è rimasta del tutto invariata, eccetto forse qualche schizzo in meno di sangue sugli abiti. Ho mantenuto pure la ruota del carro, anche se ho aggiunto un paio di oggetti appesi alla parete, giusto per dare spessore e profondità. Inizialmente avrei voluto mettere in mano ad Armistice un coltello, visto che è con quello che tortura Alan, ma poi ho preferito lo Sharps con cui gli ha sparato, anche per simmetria rispetto alla prima apparizione di Emma, che aveva in mano un Winchester. Ora mi sembra che, grazie a questa immagine, tutta la storia funzioni molto meglio. Armistice è cattiva al punto giusto, ed è anche bellissima, come si conviene ad un racconto di stampo erotico. Stuzzica la fantasia. Quantomeno la mia.

Ultima nota: Il nome di Armistice viene da una serie televisiva che mi sento di consigliare a chiunque ami il western e anche la fantascienza. Sto parlando di Westworld. 




Dal personaggio interpretato dalla bella Ingrid Bolsø Berdal ho preso però solo il nome ed un altro piccolo dettaglio che semmai vedremo più avanti. Per le fattezze fisiche, invece, avevo in mente altro. Ma anche di questo parleremo un altra volta.

Grazie a tutti.






Commenti

  1. Ciao Miles. Anzitutto grazie tantissimo x aver menzionato più volte il mio nome nella tua spiegazione del capitolo 25. Poi devo dire che i bozzetti del disegno di Vera sono tutti bellissimi, io non avrei saputo scegliere tra loro! E sono d'accordo sul fatto che in questa splendida serie che e diventata "Katie", i tuoi disegni hanno un' importanza fondamentale! Splendida la tua intuizione poi di farci vedere la spietata e crudele Vera ben legata e imbavagliata! Davvero un colpo di genio, credimi! Adesso mi aspetto di vedere lottare tutte queste protagoniste tra loro x ritrovare il bottino della rapina, e già sai ovviamente x chi farò il tifo! : ): ): )
    Sul fatto che una descrizione troppo perfetta non faccia bene alla storia sono d'accordo, e importante lasciare un po' di spazio alla fantasia del lettore! Ciao Miles e grazie di nuovo x aver parlato di me come del lettore più attento e x apprezzare tanto i miei commenti! Buonanotte

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    1. Grazie a te per il sostegno continuo. C'è un nuovo episodio online.

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    2. Appena letto e commentato :) Dopo,col computer,aggiungero' qualcosa su Deviantart! Col cellulare lo schermo e piccolo e a volte saltano le parole :)
      Ciao Maestro!

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