Storie d'altri tempi - Vacanze in Istria

In questa rubrica, più o meno ogni giovedì, apparirà una storia NON scritta da me. Si tratta di storie che sono state postate sul mio ormai scomparso "blog collettivo" tra il 2004 e il 2014, storie scritte da voi, storie spesso davvero interessanti. 

L'immagine che illustra la storia è quella che ha ispirato l'autrice, e all'epoca qualche buon lettore si incaricò di trovarla, scansionarla e mandarmela.

Una storia di: Barbara

postata il 30 giugno 2004

Vacanze in Istria. 




C’è un mito che mi ha da sempre affascinata. Quello della bella donzella offerta in sacrificio al mostro. I precedenti sono illustri; per esempio, nella mitologia, Andromeda, incatenata a una roccia e liberata da Perseo. Nell’Orlando Furioso troviamo addirittura due esempi: Angelica e Olimpia, ambedue legate in riva al mare e offerte in pasto al mostro marino. Poi c’è anche la bella ragazza del cinema offerta in sacrificio allo scimmione King Kong e via dicendo, gli esempi sono innumerevoli. 

Avevo già impersonato questa mitica donzella, alcuni anni fa, in Sardegna. E quella volta il fatto aveva avuto risvolti inaspettati che magari una vola o l’altra vi racconterò. 

Ma vengo a queste ultime vacanze, in Istria, ed esattamente in camping a Vrsar (in italiano Orsera). 

Il campeggio è quasi attaccato al paese; in mezzo c’è soltanto un bel promontorio boscoso con vari sentieri che lo attraversano. Uno in particolare segue la costa a pochi metri di distanza dal mare, tutto tra gli alberi. La costa è rocciosa, con qualche minuscola spiaggetta di ciottoli. 

Tutto inizia il giorno in cui Federico mi dice: 

- Lo sai che questo paese è in pericolo? 

- Perché? 

- C’è un mostro marino che da tempi immemorabili, ogni 500 anni, vuole una donzella in sacrificio. 

A quel punto mi si è accesa una lampadina nel cervello. 

- E allora? 

- Il fatto è che dall’ultima volta sono passati giusto 500 anni e questi qua non se lo ricordano più. Quindi il mostro, la notte di luna piena arriva, non trova la donzella e s’incazza come tutti i mostri quando si incazzano. Va al paese e fa un casino. 
- Ah! E che ci possiamo fare? 
- Dobbiamo salvare noi 'sto paese che in fondo è così carino e ospitale. 
Naturalmente ho subito capito dove il discorso andava a parare, e sentivo già un brividino di eccitazione, però ho fatto la finta tonta. 
- Giusto! Dovremo combattere noi il mostro e farlo fuori una volta per tutte. 
- Eh, sembra facile. Pare che il mostro sia assolutamente invincibile. 
- Allora facciamo su le nostre cose e andiamocene prima che quello venga a distruggere anche il camping. 
- No. Noi salveremo il paese! 
- Non mi dirai che …io …la donzella ecc. ecc. 
- E invece si. Tu verrai sacrificata per salvare il paese. 
Come vi ho detto una simile rappresentazione era già stata messa in atto da me in Sardegna. Ripeterla non mi dispiaceva affatto e così abbiamo organizzato la cosa. Mancavano tre notti a quella di luna piena. Per prima cosa abbiamo fatto una ricognizione per individuare il posto idoneo, e non è stato difficile. Una piccola spiaggetta di sassi, con alle spalle il bosco abbastanza fitto e cespugli vari. In quel punto il sentiero passa a una trentina di metri dal mare, più in su, in mezzo agli alberi. 
Siamo tornati a vedere il posto di sera e, anche con la luna quasi piena, l’ombra delle piante e i cespugli nascondevano a sufficienza il posto. Inoltre il percorso per arrivarci, scendendo dal sentiero, non era del tutto agevole. 
Venerdì 15 era la notte di luna piena. Verso mezzanotte abbiamo preso tutto l’occorrente e siamo andati sul posto. Casualmente quella sera in paese c’era la festa dei pescatori (roba per turisti) con musiche e tavolate di pesce lungo il porto. Siamo arrivati al luogo prescelto e Federico mi ha detto che il mostro, la donzella la vuole nuda. Ti pareva che no? Mentre mi svestivo lui ha avvolto un telo di spugna blu intorno all’albero che avevamo scelto, per salvaguardare la pelle della mia schiena, dopodiché mi ci sono appoggiata contro e lui mi ha legata per bene. 
Polsi incrociati e legati dietro il piccolo tronco. Poi varie corde a legare stretto il busto, le caviglie e le ginocchia, a loro volta unite all’alberello. Mi ha guardato per studiare l’insieme ed ha approvato. 
- OK, direi che il mostro sarà più che soddisfatto. 
- Mamma mia, ho già i brividi. 
In effetti mi stavo già immedesimando, e sentirmi lì così esposta, nuda, immobilizzata e completamente indifesa mi faceva sentire un fondo di paura accompagnata però da una certa eccitazione. 
- Io, se fossi il mostro, però, non ti mangerei subito. Penso che prima qualche libertà me la prenderei, visto che tanto non è che tu possa scappare. 
E ha incominciato ad accarezzarmi e titillarmi nei punti giusti. Le sue mani e la sua lingua non erano per niente quelle di un mostro e così ho incominciato a contorcermi mentre l’eccitazione …saliva ..saliva …saliva, come una marea. 
A un certo punto stavo già mugolando di piacere quando abbiamo sentito qualcuno che passava chiacchierando sul sentiero, a una trentina di metri da noi. Lui si è bloccato e mi ha appoggiato con forza la mano sulla bocca, poi, quando quelli si sono allontanati, ha deciso che non poteva rischiare che io mi mettessi a gridare quando il mostro fosse uscito dal mare. Ha preso le mutandine del mio costume da bagno e me le ha ficcate in bocca appallottolate, poi ci ha avvolto sopra per tre volte un mio foulard, ben tirato e annodato strettamente dietro alla nuca, infine ha ancora fatto girare sopra una corda per tre o quattro volte, annodata stretta anche lei, in modo che tenesse il tutto ben spinto tra i denti. 
Sentivo quella massa di stoffa tra lingua e palato e non c’è che dire: i miei gemiti erano ben soffocati. Non avevamo concordato quanto tempo sarei dovuta restare lì, una volta legata, e io pensavo che lui non ci avrebbe messo molto a farmi venire, dopodiché ce ne saremmo tornati al campeggio. Invece lui mi ha detto che i mostri non gradiscono la presenza di estranei, mi ha fatto ciao ciao con la mano e se n’è andato. Ho sentito i suoi passi allontanarsi e poi …più nulla. 
La luna era abbastanza alta nel cielo, ma nascosta dai rami degli alberi sopra di me. Il mare produceva un’onda piccola che si frangeva con rumore costante. Non potevo muovermi e sentivo perfettamente la costrizione delle corde e dei nodi. Il bavaglio si andava inzuppando di saliva e tirava sugli angoli delle labbra: ne avvertivo la presenza ingombrante a impedirmi la parola. Il tempo scorreva lentamente ed io incominciavo ad aver paura che veramente da lì a poco un mostro sarebbe uscito dal mare per venire fino a me e …cosa fanno i mostri alle povere donzelle immobilizzate e imbavagliate? 
La fantasia galoppava, mi contorcevo pur sapendo che mai sarei riuscita a liberarmi, gemevo piano nel bavaglio e …mi eccitavo sempre di più. 
Poi ho sentito arrivare altre persone lungo il sentiero alle mie spalle. Potevano vedermi? Non lo sapevo. E se avessero voluto scendere fino alla spiaggia? Sentivo in me la paura di essere scoperta e nello stesso tempo un’eccitazione pazzesca che montava fin dal profondo delle mie viscere. Volevo stare ferma immobile e non ci riuscivo. Volevo stare in perfetto silenzio per non farmi scoprire ma sentivo il mio respiro entrare e uscire affannoso dalle narici mentre mordevo il bavaglio con forza per non fare uscire neanche il più piccolo gemito. 
Quelli camminavano tranquilli, chiacchierando e ogni pochi passi si fermavano. Quando sono stati alla mia altezza, hanno fatto dei commenti sulla bellezza del posto, sul mare illuminato dalla luna, e stavano lì a parlare e discutere e …non si allontanavano. Uno ha anche preso una pigna che probabilmente stava sul sentiero e l’ha lanciata verso il mare. E’ arrivata a pochi passi da me. Ho dovuto quasi strozzarmi per evitare un grido di paura procurato da quel rumore improvviso. Per fortuna il bavaglio ha fatto il suo dovere e quel che ne è uscito si è confuso con gli altri rumori della notte. 
Quando se ne sono andati, ero distrutta, ma eccitata come non mai. Alla fine Federico è tornato a liberarmi e mi ha detto che lui non era mai andato via veramente, si era seduto poco più in là, dietro un cespuglio, e mi aveva tenuta d’occhio. 
- Peccato che il drago non sia venuto, saresti stata proprio un bel bocconcino. 
Ero ancora imbavagliata e non ho potuto rispondergli, ma sono certa che ha capito la mia eccitazione. Mi ha liberata dalle corde che mi tenevano attaccata all’albero, ha steso a terra il telo di spugna che fino a lì mi aveva salvato la schiena, mi ci ha adagiata sopra, a pancia in giù, con le ginocchia piegate e il culo per aria, e mi ha preso da dietro, ancora imbavagliata e con le mani legate dietro la schiena. 
Finalmente così sono venuta, sciogliendo in un orgasmo spaziale tutta la tensione e l’eccitazione accumulata. Il suo commento, quando infine mi ha liberata dalle corde e dal bavaglio, è stato: 
- Però non so se un vero drago avrebbe saputo farti godere così. 
- Hai ragione, probabilmente anche i mostri marini di oggi non sono più come quelli di una volta. Meriti un premio 
E il premio gliel’ho dato in roulotte, dove l’ho fatto venire con la bocca, ma solo dopo averlo a mia volta legato e imbavagliato come un salame.

Commenti

  1. Miles devo dire che questa storia e davvero bellissima! A me oltre alla splendida disavventura del Drago, piace moltissimo anche il finale con lei che come premio lega e imbavaglia lui come un salame prima di farlo godere! Che uomo fortunato :) Meno male hai conservato queste storie, mi ricordo bene di Barbara ma ti confesso che questa non la ricordavo assolutamente. Ma il sapere che questa avventura è successa realmente è davvero favoloso! Spero tu ne abbia molte altre amico, ciao e buona giornata! :) :) :)

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    1. Grazie. Inutile dire che piace molto anche a me, Barbara ci ha regalato davvero dei bei momenti.

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