Katie - Making of del episodio 8


Un altro caso di cambiamento di idea, nello specifico particolarmente tardivo, è avvenuto al capitolo 8. 

Inizialmente quel capitolo era illustrato da questo disegno: 



Non vedevo l'ora di disegnare Katie con l'intero volto scoperto e con indosso solo la sua camicia. Me la figuravo con la gonna tenuta su con garbo, mentre immergeva i piedini in un torrente, oppure accovacciata vicino ad un ruscello a bagnarsi il petto con molta pudicizia (sarebbe stata pur sempre in presenza di uomini); a volte è così, ti invaghisci di una immagine e poi ci costruisci attorno una storia. 





Poi la storia prende la sua strada, e quel punto ti adatti. 

Tutta la storia si basava su Katie che, in una mattina di tranquillità, chiedeva a Tiny di potersi lavare nel "piccolo ruscello". Katie faceva per la prima volta la smorfiosa, per convincere il ragazzo a concederle un poco di tregua. Il pezzo era in gran parte dialogato. Tra i due giovani nasceva una certa confidenza, non proprio una simpatia. Katie infatti non ha alcuna stima per Tiny, innanzitutto perché costui è mezzo indiano. Non è colpa di Katie, non è questione di razzismo, ma in quel periodo storico, in certi territori, era normale una certa diffidenza verso gli indiani e i mezzosangue. In secondo luogo Katie considera Tiny un pesce piccolo, gli occhi di lei sono, ovviamente, tutti per il capo-branco, per l'eccitante e pericoloso Virgil, al cui confronto il piccolo meticcio è poco più di una nullità. Povero Tiny. 

Ma poi, cosa m'era saltato in mente di dargli proprio quel nome: Tiny? Ah, giusto. Avevo copiato il nome da un personaggio di "Una estate indiana", un capolavoro di Pratt e Manara; purtroppo, arrivato al capitolo ottavo, era troppo tardi per rendermi conto che forse ad una persona insicura come Tiny quel nome che suonava come un presa in giro o un nomignolo affettuoso, non poteva assolutamente andare a genio. 

Ad ogni modo quel disegno mi piaceva, in sé, ma non mi piaceva nel conteso dell'intera vicenda di Katie. Pudibonda com'era, oltretutto, non si sarebbe mai bagnata a quel modo sotto gli occhi di un uomo. Nel corso del dialogo la nostra eroina arrivava a dire una frase tipo "non mi importa se resti a guardare". Cosa mi era saltato in mente? 

Andai avanti con la storia di Katie scrivendo e disegnano altri episodi, e facendo finta di niente quando mi ricapitava di pensare a quel maldestro capitolo 8, ma ogni volta che tornavo a visitare il mio blog con l'idea di rimettermi al lavoro, mi imbattevo in quel disegno e in quella storia e mi chiedevo perché l'avessi costruito in quel modo, quel dannato capitolo. Che senso aveva legare le mani a Katie in quella maniera? E quanto era ridicola quella corda al collo, quella specie di guinzaglio! L'idea di fondo è che Katie, o almeno Katie debba apparire sempre legata, ma allora perché illustrare proprio il momento in cui non lo sarebbe dovuto essere, infilandoci poi le corde a tutti i costi? E poi, andiamo, l'effetto scenico della cascata poteva anche funzionare nel disegno preso a sé, ma che fine avevano fatto i territori aridi dell'Arizona centrale? Ogni volta che cercavo ispirazione per un nuovo capitolo mi dicevo che invece avrei fatto bene a trovare un modo più sensato di illustrare il dialogo tra Katie e Tiny. Perché quel dialogo mi piaceva, sostanzialmente. Mi piaceva che Tiny si illudesse di piacere a Katie, e che Katie uscisse dal suo guscio, per così dire, facendo la gattina con Tiny, giusto un poco. Ma a guardare bene, era proprio necessario tutto quel dialogo? Non era piuttosto una caduta di tono?

Insomma, avrete capito che ormai avevo preso di mira quel fottuto capitolo, ma nonostante questo il capitolo e il disegno se ne sono rimasti lì per quasi un anno. Ogni tanto mi dicevo che il problema era la posa, forse se avessi disegnato una Katie che si lavava, d'accordo, ma legandola però in modo più sensato... ma no! Mi pareva incoerente. L'unica soluzione, a quel punto, era andare contro le regole che mi ero imposto e cambiare completamente le carte in tavola, senza tradire troppo la storia. 

Alcune settimane fa mi ritrovai per le mani lo schizzo di Katie avvoltolata in una coperta. L'avevo buttato giù così, in un momento di attesa qualunque, forse mentre ero al telefono, o chissà.  Uno schizzo tra mille, di quelli che ritrovi solo quando è il momento di ripulire la scrivania. O che capitano in mano a qualche tuo amico venuto a trovarti e tu glielo togli di mano parlando d'altro. 


Cominciò a formarsi una idea. Presi la matita e aggiunsi i contorni di una fossa, e intanto l'idea prendeva forma piano piano. Che cosa ci faceva, Katie, in quella fossa? Chi si sarebbe mai sognato di seppellire viva Katie? Di sicuro non Emma (ero in effetti arrivato alla parte in cui costei compare). Forse il fatto era accaduto prima, mi dissi, e Katie ne è uscita incolume. O forse dovrà accadere in futuro? Forse non è accaduto, ma Katie ha paura che possa accadere. 

Ed ecco la risposta. Il deus ex machina per eccellenza. Un incubo, ecco cosa era. Katie stava sognando. 





Buttai giù la storia d'un fiato, cogliendo l'occasione, finalmente, per introdurre un personaggio che da tempo aspettava il suo momento, un personaggio quasi da favola: quello di Vera Cain, la matrigna di Katie. La storia è cambiata, senza tuttavia cambiare, diventando quella che potete leggere oggi. La trovate qui. Dopo aver descritto l'incubo con dovizia di particolari, cercai di recuperare l'essenziale di ciò che, del capitolo precedente, consideravo ancora indispensabile, ovvero l'assenza di Virgil dal campo e quel minimo di confidenza tra Tiny e Katie. Così aggiunsi al racconto dell'incubo un breve scambio tra i due giovani, mantenendolo più asciutto possibile. E con l'occasione cercai di dare anche una spiegazione allo strano nome/soprannome di Tiny. 

Ora, quando guardo il disegno, lo trovo macabro ma funzionale alla storia. Quando più avanti Vera Cain farà la sua comparsa i lettori dovrebbero già essersi fatti una idea di chi lei sia e in che rapporti sia con Katie. A fare questo disegno mi sono divertito molto, proprio perché è così inconsueto; oltretutto, fossa a parte, Katie legata stretta dentro una coperta sta proprio d'incanto. Non trovate?







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