Katie, nascita e sviluppo

Il personaggio di Katie Evans, l'accattivante, burrosa e indifesa protagonista in trouble che fa bella mostra di sé nelle mie storie, è di mia invenzione, naturalmente, ma nel contempo si basa su una ispirazione molto importante, o per meglio dire un personaggio nato altrove.  


Sullo speciale Tex intitolato "Le iene di Lamont", splendidamente illustrato da Ernesto Garcìa Seijas, i nostri pards, nel corso di una indagine, incontrano una giovane e graziosa ereditiera, aiutandola ad uscire dall'inghippo che la perfida matrigna le ha tessuto attorno. Chiuso il volumone, l'innocente Katie Evans, morbidamente tratteggiata dal maestro argentino mi era rimasta nel cuore: pulita come un giglio la trovavo perfetta per il ruolo di damsel in distress, anche se, nella storia di Tex, il suo ruolo non era propriamente questo.   


Tavola di E. G. Seijas - Le Iene di Lamont - Tex speciale n. 26 - SBE

Da alcuni mesi avevo ripreso a disegnare (dopo anni) alcune bamboline in bondage, divertendomi a scrivere una storiella per ogni illustrazione. L'idea di partenza era di usare personaggi diversi in ogni illustrazioni, tante piccole storie un poco ironiche, un poco piccanti e via dicendo.

Mentre mi divertivo a disegnare una delle mie bamboline, provandole addosso vari capi d'abbigliamento (è una delle fasi che preferisco) decisi senza alcuna ragione particolare di dare a costei nome e fattezze della bella Katie, più o meno, nei limiti delle mie capacità, provando a calarmi nell'atmosfera del selvaggio west così come ci è stata tramandata dal mito. Il tentativo era del tutto fine a sé stesso, avrei disegnato una sola bambolina in chiave western, vale a dire stivaletti e fazzoletto al collo, avrei inventato una storiella adeguata, poi sarei passato ad altro. 




Con ancora molte incertezze stilistiche, fu questa la mia prima interpretazione di Katie. Non so dire quanto avesse in comune con quella di Tex, ma a quel punto poco importava. L'omonimia sarebbe stata un piccolo omaggio. Le feci indossare stivali e gonna lunga, e ovviamente una camicia rigorosamente maschile. Forse l'abbigliamento non era storicamente attendibile, lo sanno tutti che le donne, nel west, avevano più di una sottogonna e lunghi mutandoni, ma essendo, la mia solo una innocua illustrazione senza futuro, decisi che poteva andare bene anche così. 

Scrissi la storia, voi potete leggerla comodamente qui

Per la verità ne scrissi molte versioni, oltre alla prima; la sostanza non cambiava, solo la forma rappresentava ai miei occhi un problema: volevo un linguaggio asciutto e spedito, ma non volevo sacrificare il lato introspettivo e vagamente romantico. Io sapevo cosa era passato nella testa della mia Katie mentre i manigoldi puntavano le armi. Intendevo darne una idea anche al mio lettore, ma senza strafare. Feci molto prove di riscrittura, prima di essere soddisfatto. Su una cosa ero certo: Katie si sarebbe consegnata ai rapitori di sua spontanea volontà.

Pubblicai il disegno e la storia su DeviantArt, e fu lì che la cosa prese una piega diversa.

La storia piaceva, la ragazza piaceva, il disegno pure. Mi fu chiesto se intendessi dare un seguito alla vicenda, e io dissi che non se ne parlava o qualcosa del genere, ma prima che me accorgessi stavo già elaborando nella mente il secondo capitolo, e anche il terzo cominciava, mio malgrado, a prender forma.

Nel momento in cui scrivo questi appunti, siamo arrivati a 18 capitoli, e alla povera Katie è successo quasi di tutto. Tranne essere violentata. Sarò all'antica, ma un conto è una fanciulla in pericolo elegantemente avvinta dai legacci, altro conto è lo stupro. Che siano capitati proprio a Katie gli unici quattro banditi galantuomini? Può darsi, ma così vanno le cose, in questo mondo inventato, e vedremo di adattarci.  

Dovendo disegnare il secondo capitolo, e avendo per grandi linee abbozzato anche il terzo, decisi che non potevo procedere alla cieca. Se il personaggio è fisso, bisogna innanzitutto che da una illustrazione ad un'altra somigli a sé stesso. Sembra scontato, ma io non sono un professionista, e la somiglianza di un personaggio da una vignetta ad un altra mi ha sempre causato problemi. Questo problema si può in parte correggere scegliendo un riferimento sicuro. Una attrice, ad esempio, in modo da avere a disposizione un vasto campionario di pose ed espressioni.

Io scelsi Kelsie Chambers, adorabile modella dei tempi di BedroomBongage e HarmonyConcepts, uno dei primi volti che conobbi muovendo i primi passi nel bondage su internet.




Avevo sempre trovato adorabili quei suoi occhioni, perfetti su ogni tipo di bavaglio. Oltre a piacermi, mi sembrava anche la giusta via di mezzo tra la Katie originale di Seijas e la mia versione personalizzata, già fissata nella prima illustrazione. 
Ho frugato nei miei archivi alla ricerca di tutte le foto che avevo di Kelsie, e altre ne ho cercate su internet, fino a quando non ho creduto di avere abbastanza pose ed angolazioni da non potermi più sbagliare. 

Dopo aver pubblicato il secondo capitolo cominciò la mia mania per il west, perché mi rendevo conto di non avere mai letto granché di narrativa western. Amavo i film di Sergio Leone, ma la mia cultura western si limitava a quelli e ai fumetti di Tex. Avevo bisogno di sapere come si scriveva il western, o almeno credevo di averne bisogno, così andai in libreria, ma non trovai molto. Fu comunque un inizio divertente. Per una di quelle coincidenze che ogni tanto capitano, proprio nell'estate del 2016, mentre frugavo ogni bancarella di libri usati alla ricerca di romanzi con cow boy e indiani e praterie, Il corriere della Sera mandò in edicola una collana western! Ci credereste? Proprio quello di cui avevo bisogno. Ma non mi limitai a quello. Avendo una protagonista femminile, avevo bisogno di morbidezza. Cominciai a comprare e leggere anche romanzi rosa, tipo Harmony, purché fossero ambientati nel territori dell'ovest, sul finire dell'800.
Naturalmente nelle storie di Katie non potevo usare granché di tutto questo materiale. Le storie di Katie dovevano essere brevi, per non annoiare il lettore o quantomeno annoiarlo il meno possibile. Così come l'illustrazione inquadrava il corpo di Katie a figura intera, su un sfondo appena abbozzato, allo stesso modo le storie si concentravano su di lei, sui suoi palpiti e sospiri, concedendo al contesto solo il minimo indispensabile. Mi andava bene così.

Decisi quindi che DeviantArt non mi bastava. Aprii un blog dedicato a quelle illustrazioni, e prima che me ne rendessi conto la maggior parte delle storie pubblicate riguardava solo Katie! Katie era diventata un piacevole passatempo anche quando non avevo modo di scrivere o disegnare. Se mi annoiavo mentre ero in fila al supermercato, mi bastava pensare ad un qualche possibile sviluppo della storia e il tempo volava. Disegnavo quando potevo, ma dopo aver realizzato il quattordicesimo episodio, in cui Katie viene legata in una miniera abbandonata, mi fermai. Era il momento di fare una pausa. Inoltre avevo altro da fare. E poi era il caso di tirare un poco le somme.

Quando avevo scritto il primo episodio, senza avere idea di arrivare così lontano, avevo introdotto quattro pistoleri. Quattro uomini. Ma i miei fan su DeviantArt smaniavano per leggere di Katie angariata non già da un uomo, ma da un'altra donna! Anche io, a dire il vero, avrei preferito che i manigoldi non fossero così numerosi. Dovevo farli uscire di scena, introdurre un personaggio femminile. Mi fermai a riflettere, trovai l'idea, ne presi nota, ma mi fermai. Katie è rimasta nella galleria solo cinque giorni (nel suo mondo), ma quasi un anno nel mondo del suo autore. Devo rendergliene atto: benché legata, imbavagliata e annoiata, durante quel tempo non si è mai lamentata.

Continuiamo nel prossimo post.


Commenti

  1. Domenico Lupi (Facebook)17 maggio 2018 22:38

    Kelsie Chambers ... ottima scelta ...

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